Lotta alla corruzione: relazione della Commissione Europea

corruzione-EuropaSintesi a cura di Pasquale  Moliterni

Il fenomeno dimostra di essere percepito anche dalla popolazione. Nel sondaggio Eurobarometro allegato alla relazione risulta che per più dei tre quarti dei cittadini europei (76%) e ben il 97% degli italiani, la corruzione è un fenomeno nazionale dilagante (in Grecia il 99%).

Quasi 2 cittadini europei su 3 e l’88% dei cittadini italiani ritengono che corruzione e raccomandazioni siano spesso il modo più facile per accedere a una serie di servizi pubblici. Per più della metà degli europei (56%) il livello di corruzione nel proprio paese è inoltre aumentato negli ultimi tre anni.

“La corruzione mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche e nello Stato di diritto, danneggia l’economia europea e priva gli Stati di un gettito fiscale particolarmente necessario (per esempio per ridurre il debito pubblico! ndr). Gli Stati membri hanno fatto molto negli ultimi anni per combatterla, ma la relazione mostra che ciò non è sufficiente”.
Nonostante la “legge anticorruzione” del 6 novembre del 2012 e gli sforzi profusi, il fenomeno “in Italia  rimane preoccupante” con i suoi 60 miliardi di euro l’anno, pari a circa il 4% del suo PIL.    Tale legge, sottolinea la Commissione UE, lascia irrisolte alcune questioni: non modifica la disciplina della prescrizione, la normativa penale sul falso in bilancio e sull’autoriciclaggio e non introduce fattispecie di reato per il voto di scambio. Il nuovo testo frammenta inoltre le disposizioni di diritto penale sulla concussione e la corruzione, rischiando di dare adito ad ambiguità nella pratica e di limitare ulteriormente la discrezionalità dell’azione penale. Sono inoltre ancora insufficienti le nuove disposizioni sulla corruzione nel settore privato e sulla tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti.

Nel rapporto di 16 pagine, l’esecutivo comunitario denuncia tra le altre cose la mancanza di una regolamentazione delle lobbies, di troppe leggi ad personam e della mancata piena trasposizione di una direttiva europea per combattere la corruzione nel settore privato.

L’Italia ha ratificato, infatti, la convenzione penale sulla corruzione e la convenzione civile sulla corruzione del Consiglio d’Europa a giugno 2013. A settembre 2013 l’autorità nazionale anticorruzione CIVIT (Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche) ha approvato il piano nazionale anticorruzione predisposto per tre anni dal dipartimento della funzione pubblica.

Ma la credibilità di un quadro anticorruzione efficace e dissuasivo dipende dalla capacità di perseguire i casi di corruzione. La percezione pubblica del fenomeno denuncia lo scarso effetto deterrente delle sanzioni applicate in questo settore.

Dai rapporti del GRECO (Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione) e dell’OCSE si evince che le carenze esistenti contribuiscono alla percezione di un clima di quasi impunità e ostacolano l’efficacia dell’azione penale e l’accertamento nel merito dei casi di corruzione.

In Italia i legami tra politici, criminalità organizzata e imprese e lo scarso livello di integrità dei titolari di cariche elettive e di governo sono tra gli aspetti più preoccupanti, come testimonia l’elevato numero di indagini per casi di corruzione, tanto a livello nazionale che territoriale. Uno studio del 2010 a cura del Center for the Study of Democracy considera il caso italiano tra i più esemplari per capire quanto stretti siano i legami tra criminalità organizzata e corruzione. Secondo lo studio è soprattutto la corruzione diffusa nella sfera sociale, economica e politica a attrarre i gruppi criminali organizzati e non già la criminalità organizzata a causare la corruzione. Secondo i procuratori italiani, i legami tra mafia e corruzione sono tuttora evidenti, anche nelle regioni non originarie dei gruppi criminali organizzati.

  “Sebbene molti Stati membri si siano dotati di norme più rigorose in materia di finanziamento ai partiti, permangono notevoli carenze. Raramente nell’Ue sono inflitte sanzioni dissuasive contro il finanziamento illecito ai partiti”. Bruxelles individua come settori vulnerabili e ad alto rischio corruzione lo Sviluppo urbano, l’edilizia e l’assistenza sanitaria, insieme agli appalti pubblici. La relazione invita “a rafforzare le regole di integrità negli appalti pubblici e suggerisce miglioramenti per i meccanismi di controllo in una serie di Stati membri”. E’ altrettanto importante scongiurare il rischio che quest’esercizio di controllo su larga scala si trasformi in un processo formalistico dove i documenti programmatici e l’assetto istituzionale contino di più degli interventi immediati in grado di risolvere le falle esistenti.

In conclusione, la Commissione suggerisce di “dare maggiore attenzione ai seguenti aspetti:

– rafforzare il regime di integrità per le cariche elettive e di governo nazionali, regionali e locali, anche con codici di comportamento completi, strumenti adeguati di rendicontazione e sanzioni dissuasive in caso di violazione. Vagliare l’opportunità di spronare i partiti politici ad adottare codici di comportamento e di promuovere patti deontologici tra partiti e gruppi politici. Astenersi dall’adozione di leggi ad personam. Rafforzare il quadro

giuridico e attuativo sul finanziamento ai partiti politici, soprattutto per quanto riguarda le donazioni, il consolidamento dei conti, il coordinamento e adeguati poteri di controllo sul finanziamento dei partiti e l’applicazione di sanzioni dissuasive;

– colmare le lacune della disciplina della prescrizione, come richiesto dalle raccomandazioni rivolte all’Italia a luglio 2013 nel quadro del semestre europeo, vagliando la modifica della normativa sulla decorrenza dei termini di prescrizione (anche escludendo le istanze d’appello dai termini di prescrizione) e l’adozione di norme più flessibili sulla sospensione e sull’interruzione. Valutare il rischio di prescrizione per i procedimenti in corso per reati di corruzione e dare priorità ai procedimenti che presentano tale rischio;

– estendere i poteri e sviluppare la capacità dell’autorità nazionale anticorruzione CIVIT in modo che possa reggere saldamente le redini del coordinamento e svolgere funzioni ispettive e di supervisione efficaci, anche in ambito regionale e locale. Garantire un quadro uniforme per i controlli interni e affidare la revisione contabile della spesa pubblica a controllori esterni indipendenti a livello regionale e locale, soprattutto in materia di appalti pubblici. Garantire un sistema uniforme, indipendente e sistematico di verifica del conflitto di interessi e delle dichiarazioni patrimoniali dei pubblici ufficiali, con relative sanzioni deterrenti;

– rendere più trasparenti gli appalti pubblici, prima e dopo l’aggiudicazione, come richiesto dalle raccomandazioni rivolte all’Italia a luglio 2013 nel quadro del semestre europeo. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto ponendo l’obbligo per tutte le strutture amministrative di pubblicare online i conti e i bilanci annuali, insieme alla ripartizione dei costi per i contratti pubblici di opere, forniture e servizi, in linea con la normativa anticorruzione. Considerare di conferire alla Corte dei conti il potere di effettuare controlli senza preavviso. Garantire il pieno recepimento ed attuazione della decisione quadro 2003/568/GAI del Consiglio relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato. Vagliare la messa a punto di dispositivi preventivi e di monitoraggio della corruzione per le imprese che operano in settori, come la difesa e l’energia, in cui casi di corruzione transnazionale su larga scala hanno evidenziato l’esposizione al fenomeno.”