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Se ogni cittadino avesse il diritto e l’interesse a scalare dal reddito lordo ogni spesa effettuata, chiederebbe e conserverebbe tutta la documentazione utile: fatture, scontrini fiscali, ricevute, ecc. L’evasione fiscale non avrebbe più spazio.

La pressione fiscale potrebbe calare in modo significativo e il debito pubblico in modo progressivo. Sarebbe un provvedimento logico, equo e utile. Invece questo metodo vale solo per alcune tipologie di spese (per esempio quelle sanitarie) e solo per percentuali limitate della spese (di solito il 19%). Unica eccezione positiva le detrazioni per le ristrutturazioni e per il risparmio energetico (dal 36 al 55%).

Si noti che questo sistema fiscale (cioè il pagamento delle tasse solo sulla differenza tra ricavi e costi) è quello attualmente utilizzato dalle imprese, che infatti pagano le tasse sugli utili e non sul fatturato. Il fatto che per le persone fisiche sia in vigore un diverso sistema fiscale, contribuisce a realizzare un ulteriore evasione fiscale. Infatti, tutte le persone che hanno un’impresa o comunque una Partita IVA , cercano di scaricare sui costi dell’azienda anche le spese personali o famigliari. In questo modo, aumentando artificialmente i costi di impresa, riescono a recuperare l’IVA e ad abbassare gli utili aziendali, quindi a pagare meno tasse. Insomma, anche quando ci troviamo di fronte alla fornitura di un servizio fatturato, basta intestare la fattura all’impresa e di nuovo il fisco viene aggirato e raggirato.

Ampliare la detraibilità ed estenderla a tutte le spese effettivamente sostenute, porterebbe ad una drastica riduzione (se non addirittura alla fine) dell’evasione fiscale dell’Irpef, cioè della tassazione sulle persone fisiche, che oggi consente ad alcuni di arricchirsi sulle spalle degli altri, in particolare dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, che pagano le tasse (più alte) anche per coloro che non le pagano. La deduzione e la detrazione delle spese personali convengono agli onesti e ai poveri. Invece, la tassazione sui ricavi conviene ai disonesti e ai furbi, che evitano di dichiarare alcuni redditi per pagare meno tasse.

Con la deducibilità di tutte le spese sostenute il cittadino chiederebbe anche lo scontrino del caffè e il venditore sarebbe “costretto” a fornire il documento fiscale. Questa proposta dovrebbe trovare il consenso di tutti i consumatori, la neutralità dei venditori onesti e la contrarietà degli evasori di professione. Dato che anche i venditori sono consumatori, alla fine dovrebbero essere contrari soltanto gli evasori, cioè una minoranza. Quindi, non ci dovrebbero essere problemi di consenso per sostenere e introdurre questa proposta (diversamente dalle ipotesi di aumento della tassazione per la riduzione del debito pubblico…). In realtà, l’eliminazione dell’evasione fiscale (che è una cosa molto diversa dal pur positivo recupero di alcuni miliardi di euro realizzato con maggiori controlli) è evidentemente la “conditio sine qua non” per la riduzione e l’annullamento del debito pubblico. In fondo è il caso di sottolineare che l’alto livello di debito pubblico dell’Italia è dovuto sicuramente al tasso elevato dell’evasione fiscale.

Questo approccio “strutturale” al problema dell’evasione fiscale è fondamentale. Infatti, la Corte dei Conti ha segnalato come tra i fattori che rallentano il recupero dell’evasione c’è la “persistente caratterizzazione di straordinarietà di un obiettivo che dovrebbe essere considerato naturale e ordinario”. Dobbiamo fare in modo che l’evasione fiscale non sia più conveniente e soprattutto che l’evasore non venga più considerato un furbo, ma colui che ti danneggia personalmente. Restituire alla comunità i soldi dell’evasione fiscale è un’operazione simile al recupero e al riutilizzo dei beni sequestrati alle mafie. È necessario trasmettere l’idea che la lotta contro l’illegalità può portare molti vantaggi, anzitutto economici. L’onestà è una scelta etica, ma deve diventare anche un evidente guadagno, personale e sociale.

 
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