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di Cleto Iafrate

La manovra economica che il governo sta preparando si arricchisce di un nuovo capitolo. La novità dell'ultima ora è la cedolare secca per l'affitto dei locali commerciali. Una misura che, ha detto in un'intervista a Sky il sottosegretario all'Economia, “servirà anche a combattere il degrado urbano[1]”.

Era da tempo che Confedilizia chiedeva che fosse esteso anche al settore delle attività commerciali il sistema di tassazione oggi previsto per le sole abitazioni residenziali.

Se non verrà modificato il pacchetto fiscale, quindi, anche chi concede in locazione un locale commerciale potrà optare per il regime di tassazione a cedolare secca.

Di cosa si tratta?

Oggi l’imposta sui redditi derivanti dall’affitto di locali commerciali viene calcolata in base all’aliquota marginale, che dipende dall’ammontare degli altri redditi posseduti dal contribuente.

La “cedolare secca” è un sistema di tassazione alternativo ed esercitabile su opzione da chi si convince che sia per se più conveniente.

Il nuovo metodo prevede che al canone di locazione si applichi una cedolare -denominata “secca” perché è fissa e non dipende dalla situazione reddituale del contribuente- pari al:

• 21% per i contratti di locazione a canone libero;

• 10% per i contratti di locazione a canone concordato.

La cedolare secca assorbe anche le addizionali (comunale e regionale), l’imposta di bollo e l’imposta di registro.

Verifichiamo, attraverso due simulazioni, l’impatto che avrà il nuovo metodo di tassazione dei redditi derivanti dagli affitti dei locali commerciali su due distinte categorie di contribuenti:

PRIMA SIMULAZIONE: disoccupato detentore del solo reddito derivante dalla locazione di un locale commerciale concesso in affitto per 1.000 euro al mese.

Con il regime ordinario attualmente sta pagando un’imposta pari a 2.622,00 euro; in quanto la sua aliquota marginale è del 23% (che si applica al 95% del canone).

Se opterà per il nuovo metodo di tassazione, pagherà un’imposta pari ad euro 2.520,00 che corrisponde al 21% dell’intero canone annuale di locazione.

Il nuovo criterio di tassazione, pertanto, farà risparmiare al nostro contribuente appena cento euro all’anno, poco più di otto euro al mese.

SECONDA SIMULAZIONE: occupato con un reddito annuo pari a 75.000,00 euro che concede in affitto un locale commerciale alle medesime condizioni (1.000,00 euro al mese).

Con l’attuale regine di tassazione sta pagando un’imposta pari a 4.902,00 euro, essendo la sua aliquota marginale pari al 43%.

Se, invece, opterà per il nuovo metodo di tassazione, -e certamente lo farà- pagherà un’imposta pari a 2.520,00 euro.

Quindi il nuovo metodo di tassazione della cedolare secca farà risparmiare al nostro contribuente occupato ben 2.383,00 euro all’anno. Il risparmio sale fino a 3.700,00 - oltre tre cento euro al mese- in presenza di contratto di locazione a canone concordato.

Viene da chiedersi, in che modo questa misura fiscale dovrebbe combattere il degrado urbano?

I risultati delle due simulazioni fanno venire in mente la storia di Robin Hood, però, letta al contrario. Ben altri risultati si potrebbero otterrebbero se il governo a trazione grillina, piuttosto che estendere la cedolare secca, introducesse una “no tax area”, per esempio di sei mila euro, sui redditi da locazione commerciale.

Concludo queste brevi riflessioni citando il pensiero di Rousseau, al quale si sono ispirati i 5 Stelle quando hanno dato il nome alla piattaforma per sviluppare "la democrazia nella rete": «chi possiede soltanto il necessario non deve pagare nulla; la tassa pagata da chi ha il superfluo può equivalere, in caso di bisogno, all’intera somma eccedente ciò che per lui è strettamente necessario».

 

Cleto Iafrate

Socio ARDeP

[1] Fonte: Il Messaggero, ediz. 11/09/18, p. 17.

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