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Gli italiani tra risparmio privato e debito pubblico

di Rocco Artifoni

I soldi investiti dai cittadini italiani corrispondono al doppio del debito pubblico. È quanto emerge dai dati forniti dalla Banca d’Italia e analizzati dalla Fabi, il sindacato autonomo dei bancari. Infatti, i soldi investiti dalle famiglie italiane al 31 marzo 2018 erano 4.406 miliardi di euro (mediamente quasi 73.000 euro a persona), mentre il debito pubblico aveva raggiunto la cifra di 2.302 miliardi di euro (che corrisponde a circa 38.000 euro per ogni cittadino italiano).

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Un economista va a votare

di Luigino Bruni 13/02/2018

In ogni dibattito politico è fin troppo facile scivolare nel «benaltrismo»; quasi inevitabile però cadere in questa tentazione sotto elezioni, quando ogni commentatore aggiunge il suo «ben altro è importante» all’elenco dei desiderata e alle promesse dei vari partiti. Anch’io aggiungo dunque il mio elenco.

Tre nodi:

  • Innanzitutto il debito pubblico. Non è senz’altro originale, ma l’Italia è come un villaggio su cui incombe una frana (per riprendere una metafora usata recentemente da Benedetto Gui su Avvenire del 9 febbraio). Essa potrebbe precipitare da un momento all’altro, non appena venisse meno uno dei puntelli che la tengono in equilibrio sulla parete – i bassissimi tassi d’interesse, l’acquisto enorme di titoli di debito pubblico italiano dalla Banca centrale europea, o la relativa pace finanziaria internazionale… Se gli interessi sul debito risalissero di uno o due punti, il nostro debito sarebbe insostenibile, e certo il default.
  • Poi la demografia. I dati ISTAT di questi giorni dicono che da 10 anni la natalità cala e la mortalità cresce. Dall’umanesimo biblico sappiamo che il primo segno di speranza e di futuro sono i bambini. Dieci anni sono esattamente la durata della crisi economica del paese. Non è difficile cogliere il nesso: la crisi di lavoro ha rimandato tante giovani donne a casa, e il «non lavoro» diventa anche «non figli». Non torneremo a fare più bambini senza nuovo lavoro, e senza servizi seri alle famiglie.

Infine il cosiddetto gioco d’azzardo, che è realtà e dovremmo chiamare semplicemente azzardo: non è un gioco. L’azzardo nel nostro paese assorbe quasi 100 miliardi di fatturato, sottratto all’economia reale, che soffre e chiude. È stato voluto e incentivato da 20 anni, da ogni governo. Occorre cambiare radicalmente direzione, se non vogliamo distruggere il paese, togliendo l’appalto a multinazionali e dando l’azzardo in gestione allo stato o al non-profit. Spezzando così il rapporto incentivante, che è al cuore dell’attuale industria dell’azzardo.

Un economista va a votare

di Luigino Bruni 13/02/2018 (Il Regno- Moralia Blog)

In ogni dibattito politico è fin troppo facile scivolare nel «benaltrismo»; quasi inevitabile però cadere in questa tentazione sotto elezioni, quando ogni commentatore aggiunge il suo «ben altro è importante» all’elenco dei desiderata e alle promesse dei vari partiti. Anch’io aggiungo dunque il mio elenco.

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Il PIL è morto. Lunga vita al PIL.

PILPubblichiamo un interessante articolo tratto dal settimanale

L'Espresso del 22 ottobre

di Andrea Zhok

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