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Diagnosi e condizioni dello sviluppo, involuzione e ripresa dell’economia italiana

Negli anni ’50, quando la ricchezza si produceva prevalentemente con le braccia ed il sudore, gli Italiani, che pur sapevano usare l’ingegno, hanno avuto, sotto il governatorato Menichella, la soddisfazione dell’Oscar per la migliore valuta al mondo.

Oggi se ci fosse ancora la Lira L’Italia avrebbe sicuramente un altro “oscar”, ma per la peggiore valuta, così come lo sta meritando per la peggiore economia della UE.

Tanto si è detto sul primo merito e tanto si dice e si discute sul secondo demerito.

Ma per comprendere i perché del primo e del secondo, più che analizzare i macro fenomeni che, comunque, per comodità vengono tutti riprodotti in appendice, le pur lodevoli intuizioni dei Padri Costituenti della Repubblica e dell’economia di allora e dei figli scialacquoni e sciuponi della Repubblica ed economia di oggi, è utile prospettare una particolare lettura dell’indole “Italica” com’era e come è stata scientificamente trasformata con un processo involutivo che continua in accelerazione.

Gli Italiani, popolo pensatore e laborioso, uscivano fuori dal ventennio fascista con un fortissimo allenamento al sacrificio ed alla sopportazione ma con esiti di benessere quasi inesistenti; guardando però ai Salvatori della libertà (d’oltreoceano) hanno puntato l’attenzione per riscattare le miserie e rincorrere i sogni associati al benessere.

Le massicce migrazioni oltre oceano sia verso il Nord che verso il Sud America confermano tale lettura.

Ma l’attrazione del Nord del mondo ha attirato flussi anche dal Sud Italia verso il Nord del Paese e da tutto il Paese verso il Nord Europa.

Ed è così che tra la ricchezza prodotta all’estero e rimessa in Italia e quella prodotta con giornate lavorative interminabili, il PIL del dopoguerra sembrava un cavallo di razza al continuo galoppo. Tra il 1950 ed il 1960 la produzione di ricchezza lorda del Paese si è più che raddoppiata mentre dal 1950 al 1970 si è addirittura sestuplicata. La prima Tabella in appendice fornisce tutti i dati del PIL nominale dal 1861 al 2017.

Il processo di alfabetizzazione si è intanto messo in moto e la ricchezza prodotta sempre più abbondante ha permesso di dotare il Paese delle prime ed indispensabili infrastrutture che venivano realizzate a tempi da record. 

Il risparmio cresceva e la sua ventilazione verso l’economia in espansione veniva facilitata da un sistema creditizio micropresente e con Banchieri quasi ad personam anche dei più piccoli imprenditori. La Vigilanza Bancaria nazionale fino al Governatorato Carli ha sempre accresciuto la sua reputazione supplendo, molto spesso, con elegante ed invisibile discrezione, dagli ultimi anni del suo governatorato, e poi con Baffi e solo in parte con Ciampi, alle infauste azioni della politica, ma senza mai invaderne il campo d’azione e di programmazione.

E qui occorre comprendere bene come quest’ultima dal dopoguerra in poi abbia gradatamente modificato il DNA della psicologia collettiva degli Italiani. 

L’inutile incolpazione dei Governi e maggioranze Parlamentari che via via li hanno sostenuti e li sostengono non aiuta a porre in atto la terapia disintossicante del DNA contraffatto della popolazione Italiana, ovvero di quella popolazione particolarmente attiva e connessa con “la sola pancia” ai leader di turno senza avvedersi minimamente se tali sono per Meriti e capacità oppure solo per aver saputo e potuto, da nullafacenti, invadere il sistema mas mediatico e più di recente la Rete Web le piazze ed i teatri. 

Infatti, dal 1994 in poi le masse rappresentative meno della metà della collettività nazionale hanno costantemente abboccato agli “ami” di turno ingoiandosi le esche più assurde che via via si sono rivelate indigeste se non avvelenate: dalle mirabolanti riduzioni fiscali, ai ponti di collegamento delle Isole Italiane alla terraferma con trafori padanici evitanti lo scavalcamento delle Alpi e via dicendo. Ma ancor più assurdo ed incomprendibile è che le stesse masse oggi vorrebbero chiudere anche i trafori secolari cha pure hanno connesso il Paese al Nord Europa.

Sino al 1980 il Rapporto Debito PIL Italiano era appena il 56,86% . Alla caduta della c. d. prima Repubblica nel 1992 si era quasi raddoppiato attestandosi al 105,2%. Ed i “Cavalieri” bianchi e neri salvatori della Patria nei soli 3 anni successivi hanno spinto questo vitale rapporto al 121,55%. Ma la droga e modifica consolidata del DNA funzionavano a meraviglia, anzi con progressiva accelerazione visto che più “grosse” e “stupide” erano le promesse e più velocemente facevano leva sulle masse consenzienti, il tutto alimentato dalla gestione mediatica coordinata tra le emittenze Pubbliche e quelle private di massa.

Ci son voluti ben 12 anni successivi per riportare il rapporto Debito PIL sotto il 100% (99,7% nel 2007) e ciò grazie soprattutto alla continua vigilanza e continuo pressing dei Partner UE e avvio operativo della BCE.

L’esplosione incontrollata del Debito rispetto al PIL è stata innescata e alimentata non tanto per arricchire e ammodernare il Paese di infrastrutture e investimenti fissi necessari per affrontare il nuovo millennio in arrivo, ma quasi esclusivamente per ammiccarsi la simpatia degli elettori comprandone letteralmente i consensi ed esaltandone la stupidità.

Le masse ondivagamente convergenti a fornire i consensi necessari per amministrare il Paese non si sono mai avveduti, e men che meno nell’epoca in cui questi pensieri vengono scritti, che la ricchezza prodotta (PIL) veniva via via destinata con quote crescenti a spese improduttive a discapito di quelle produttive: gli Investimenti Pubblici dal 1990 al 2017 sono scesi dal 3% circa al 2% rispetto al PIL quando, invece, avrebbero dovuto aumentare. E ancor più devastante che la quota di PIL sottratta da flussi di spesa improduttiva quale le pensioni e assistenza sociale è passata dal 15% circa del 1990 al 20% del 2018. Incredibile come nel 2018 il sistema pensionistico si faccia ancora carico di oltre 400.000 prestazioni iniziate a favore di baby pensionati che da metà anni ’70 in poi potevano lasciare il lavoro dopo appena 15 anni 6 mesi e 1 giorno di impiego Pubblico. Il primo vero e proprio voto di scambio a scapito delle future generazioni, che oggi sono attuali e malandate con un peso insostenibile di socialità improduttiva.

Tutte illusioni e favole ben confezionate, ben irrorate e ben veicolate nelle vuote teste consumatori di televisioni e programmi massimalisti infarciti di spot e induzioni subliminali ad eleggere l’Emittente quale Dio Salvatore.

Ma gli Spot dopo il primo decennio del nuovo millennio si sono trasferiti, anzi si sono aggiunti, via via nelle piazze e nella rete Web con comica populista veicolazione sino a far credere che con una ricchezza annualmente prodotta pari al 30% in meno di quella necessaria per pareggiare i debiti si potessero regalare REDDITI fasulli e reinnescare il Boom dei Baby pensionati.

Purtroppo, le masse meno operose o inoperose, sempre inferiori al 50% della popolazione Italiana, ci credono e legittimano al potere gli IGNORANTI ed i professionisti dello scambismo VOTO-Reddito senza lavoro. 

All’ombra di tutti e di tutto, si è rivelato più facile che mai per le lobby ed i c. d. poteri forti occupare, condizionare o ostacolare sia la funzione legislativa che, aimè, quella giudiziaria, quando volta a far rispettare la legge contro i soprusi ed abusi a danno delle masse e delle stesse masse attrici principali dello scambismo.

Per dirla con il Compianto esimio Economista Carlo M. Cipolla: il trionfo della stupidità collettiva, qualificando tali coloro che quando agiscono procurano danni a se stessi ed agli altri.

La cura? il rimedio?

Prima di illudere la collettività seria, operosa e attenta occorre armarsi di pazienza che qualsiasi azione richiede tempi lunghi e deve mirare a riedificare il DNA Italico: dalla convivenza fondata sui conflitti alla convivenza Costituzionalmente orientata e fondata sui virtuosismi incentivandoli e favorendoli in ogni strato sociale con severe punizioni e sanzioni agli operatori conflittuali.

Il conflitto è il peggior suggeritore delle scelte individuali e collettive. Esso si base e si è sempre fondato sul “tornaconto”, sulla contrapposizione di tornaconti ma senza alcun bilanciamento.

E l’invasione batterica diffusa della società civile italiana, che si sta, purtroppo, evolvendo in metastasi incurabile, è aggravata dal continuo sbilanciamento dei tornaconti che sempre più spesso per il promittente si appalesa reale e concreto e per il ricevente meno che chimere. Salvo poi sul lungo periodo determinarsi danni e disastri economico sociali a scapito delle classi sbilanciate, ovvero quelle adescate e che stupidamente alimentano e legittimano la governabilità degli adescatori.

I migliori artisti e la migliore cinematografia italiana hanno messo in luce ed esaltato tale sconveniente italianità: da Totò, a Sordi, da Manfredi a Montesano, da Verdone a Boldi con l’accelerazione più attuale di Ficarra, Picone e, soprattutto, Zalone e con l’evidenza di una sola vittima antisistema: Villaggio con il Suo Fantozzi.

Quando l’Arte erige a sistema dell’Arte un modello comportamentale come quello che si sta ponendo in luce, il male che se ne sta descrivendo è quasi irreversibile.

E quando chiunque, dall’individuo ad una collettività nazionale intera sta male ed il malessere aumenta è, facile anche per i ciarlatani farsi scambiare per scienziati della medicina.

E’ quando sta vivendo la società Italiana che per la quarta volta in un secolo abbocca e si lascia ammaliare da ciarlatani di turno: Il Fascismo; il Centro Sinistra; il Berlusconismo; il Populismo variamente targato. Nessuno ha voluto o saputo soprattutto in questa c. d. “seconda Repubblica” diagnosticare il vero male,, così come descritto, annidato nel DNA Italico.

Senza intervenire su detto DNA nessuna terapia di politica economica e creditizia convenzionale o straordinaria potrà mai funzionare. L’esempio più recente è il fallimento, ma solo per l’Italia, del Quantitative Easing della BCE. Durante tutta l’azione acquisitiva di Titoli pubblici italiani da parte della BCE, stranamente il noto Spread è aumentato pericolosamente. Il motivo? Non è la quantità di debito rispetto al PIL che preoccupa gli investitori ma la progressiva caduta di reputazione del Paese e di chi lo governa e lo sta governando con accelerato discredito.

La drammatica constatazione degli Osservatori attenti e degli Italiani che hanno abbandonato il Paese, e lo stanno via via abbandonando (ogni anno lascia il Paese più di quanti ne nascono e son tutti “cervelli”, non braccia improduttive), è che gli altri cittadini persistenti e accaniti sognatori dell’impossibile scambiano le illusorie parodie artistiche diffuse dai grandi Artisti citati e molti altri meno noti, con modelli comportamentali imitabili.

I pochi e minori Artisti e uomini di scienza e di alta e nobile politica non hanno mai fatto breccia nell’opinione pubblica e, quindi, nella edificazione del sano DNA Italico, fondamentalmente perché ignorati o poco considerati da tutti i sistemi di comunicazione di massa. Sconvenienti per il business che anima i gestori di questa comunicazione.

Due storici esempi per tutti: L’arte di Celentano, da fine anni ‘50 in poi, apprezzatissimo come tale ma non è stato mai capace di contaminare le masse, perché la sua arte ed i suoi messaggi applicativamente scomodi; la iniziativa cultural associativa d’élite tentata da un luminare della Pedagogia moderna come il Prof. Luciano Corradini che nel 1993 costituiva, e personalmente praticava con tangibile esempio, la Associazione per la Riduzione del Debito Pubblico (ARDeP), tutt’ora opacamente attiva, non ha mai avuto attenzione mediatica e tan meno Istituzionale benché da un quarto di secolo ed oltre si sia sforzato di anticipare la rovina ed il disastro che i Governi stavano preparando per le future generazioni. Il Quarto di secolo è trascorso, la futura generazione è divenuta attuale e tutti i sogni impossibili e prospettive rosee diffuse allora e che tutt’ora vengono propinate si sono appalesate tristissime realtà per i venticinquenni e trentenni che all’epoca non erano nati o erano in fasce.

Alle orecchie ed alle “pance” dei loro genitori, dei loro nonni e dei loro educatori, tali avvertimenti suonavano e suonano come inaccettabili diagnosi e odiosi sacrifici da evitare ed ostacolare a beneficio del “tutto subito” ed “ora”.

Non solo l’esistenza individuale ma soprattutto quella collettiva si edifica, si fortifica e si preserva con lungimiranti sacrifici e prioritaria destinazione delle risorse prodotte ad infrastrutturare le basi produttive ed incrementative di produttività per il divenire, che economicamente è sempre atteso con progressi e crescenti competizioni.

In tale ottica e certezza prospettica bene hanno fatto i Padri della Repubblica ad affratellare l’Italia con gli altri Paesi Europei con DNA più solidi e meno fatiscenti e nell’Ultimo ventennio, pur con qualche fatica e forza propulsiva di pochi, ad amalgamare l’Italia nella Moneta Unica dell’Unione. Oggi, senza la Unione Europea e senza la Moneta Unica, la debolezza e precarietà costitutiva e vegetativa del DNA Italico ne avrebbe già dissolto il corpo economico sociale con esiti irreversibili al pari dei Paesi del sottosviluppo.

All’interno dell’Unione, è triste constatare come la connaturata conflittualità che lega il sistema Italia stia attingendo ormai linfa di sopravvivenza dall’Abitat Unione e forse i Partner, giustamente, si sono irrigiditi e impongono il rispetto delle regole. 

Nel corpo economico-sociale della UE, unitariamente inteso e visto, per fortuna, prevalgono gli elementi di rigetto dei virus e batteri conflittuali diffusi, ovvero oltre il fisiologico convivere, per cui se da un lato ciascuno tende a massimare le convenienze ed i profitti, dall’altro lato questi sono oggetto di naturale protezioni e tutele delle convenienze Nazionali che possono, e sempre convergono nella convenienza Comune dell’Unione la cui fortificazione rende più solide e sicure le singole aggregazioni sociali e singole Economie. Ad una condizione però, che ogni singola economia regga il passo con la competitività e produttività delle altre e del sistema in continua evoluzione.

Nel ventennio di vita dell’Euro, l’Italia è riuscita a conquistare l’ultimo posto per sviluppo economico, per rapporto Debito PIL , Grecia a parte, e soprattutto per produttività del sistema economico nazionale.

In economia la produttività si può sintetizzare come la capacità produttiva di un singolo o di un sistema nell’unità di tempo lavorativo. 

Se un singolo lavora 8 ore al giorno e produce 100 (che siano pezzi di unità fisiche o espressione di valore, poco importa) e dopo 20 anni con le stesse 8 ore ne produce 98, se vorrà essere competitivo rispetto ad altri o abbassa i prezzi di vendita di ciò che produce oppure aumenta il numero di ore lavoro per ogni giorno. Se poi con la stessa quantità di lavoro si vogliono sostenere più persone a carico, magari aumentando il tenore di vita, l’unica alternativa è il progressivo indebitamento. E’ quanto nel suo insieme è in atto da tempo nella “Famiglia Italia”.

Siccome l’Economia è espressa in un mercato aperto e concorrenziale a livello globale, ed in particolare in ambito UE, dove non è più possibile erigere protezionismi con dazi e svalutazioni di moneta, è facilmente comprensibile che se altri concorrenti, riducendo al minimo i conflitti, utilizzando al meglio le innovazioni della tecnologia, sviluppando e ammodernando le infrastrutture, privilegiando la meritocrazia, sfoltendo continuamente la burocrazia ed alimentando altri virtuosismi, riescono ad esprimere maggiore produttività incrementando l’autput di prodotto, senza aumentare, anzi diminuendo, il quantitativo di ore lavoro nell’unità di tempo, rispetto al precedente ventennio da 100 a 110, è evidente a chiunque che possono permettersi o di lavorare meno ore, o di aumentare il tenore di vita oppure di destinare più risorse alla previdenza, assistenza e continuo ammodernamento delle infrastrutture fisiche e burocratiche sicchè da avere sempre le basi per miglioramenti di produttività.

Tra tutte le variabili citate la più importante ed il motore scatenante di tutte le altre sono i conflitti. 

Sradicare gradatamente ma con persistenza tale male oscuro significa riorganizzare non solo la politica ma tutto il sistema di comunicazione e sistema educativo e formativo scolastico e civile in generale, volto alla formazione dell’individuo e delle generazioni. Il tutto preordinato a valutare sempre e prioritariamente l’impatto sociale e pubblicamente rilevante di ogni singola scelta individuale, a partire dalle scelte più banali e di assoluta routine sino alle scelte più complesse e che richiedono attentissime valutazioni.

Ritornando a Carlo M. Cipolla: il pubblico (Scuola, comunicazioni di Stato e sistemi educativi privati) deve insegnare a operare sempre scelte intelligenti definite come quelle che arrecano benefici a se stessi ed agli altri.

Il Sistema economico sociale, ovviamente, può gestire e arginare chi delinque ma in termini macroeconomici non sono i peggiori, ovvero non sono peggiori degli Stupiti e deficienti, perché le scelte del delinquente avvantaggia se stesso a scapito degli altri e la Giustizia è funzionale alla sua arginazione. Ma nessuna Giustizia può arginare gli Stupidi.

E dal Centro Sinistra in poi gli Italiani sono stati spinti ad essere geneticamente Stupidi, almeno quelli che hanno legittimato chi ha governato il Paese dopo il BOOM Menichelliano e per tutta la fase dello Sboom pre e post Berlusconiano.

Chi ha compreso e si è accorto singolarmente che tale infezione sociale non può essere combattuta si è arreso e si è autoescluso offrendosi a supporto e sostegno di altre realtà Socio economiche intelligentemente governate e che, pur colpiti dalla crisi post Lehman Brothers e dei mutui Sub prime del 2008, ha saputo reagire e rimpiazzare la ricchezza distrutta. 

L’Italia è ancora indietro rispetto a quello scivolone e in un decennio non ha nemmeno posto le basi per riuscirvi, come evidenziano i dati e grafici in appendice, ma continua a subire emorragie di capitale umano ingoiando umani in cerca di capitale e ricchezza.

Eppure si è convinti che il Padre della storia dell’umanità colta, civilizzata e industrializzata quale è, appunto l’Italia, nel suo corpo civile e democratico abbia ancora qualche riserva per uno scatto d’orgoglio e di reni volti a sostituire i corrotti, i corruttibili, i bulli, i comici e gli stupidi alla guida del Paese, con Saggi e lungimiranti intelligenti che sono consapevoli dell’impossibilità di miracoli a breve termine ed altrettanto consapevoli di rianimazione a lungo termine. 

La maggioranza democratica necessaria già esiste e gli intelligenti e capaci anche: Il 40% dei non votanti e le eccellenze sognatrici che hanno abbandonato il Paese pronti a farvi ritorno in presenza di condizioni che favoriscano e premino la democratica competizione senza alcun ostacolo conflittuale.

È bene però, allo stato attuale prendere coscienza che non vi sono risorse che possano essere sprecate per vendere pindarici voli di sviluppo che non si fondino sul sacrificio, sulle rinunce all’immediato in cambio di un miglioramento futuro e sul quotidiano fare per il recupero reputazionale nel contesto Europeo e mondiale per ciò che si richiede ad un Paese c. d. sviluppato e non in via di sviluppo.

In altre parole, ciò deve tradursi in coesione sociale e coesione generazionale rinunciando all’oggi a beneficio del domani e forse un domani che richiederà anche intere generazioni temporali. 

In un decennio, grazie a millenni di evoluzione del DNA Italico, si era riusciti a costruire una economia da Oscar, ma poi si è riusciti a modificare quasi irreversibilmente il DNA in meno di mezzo secolo e per poter sperare di riedificare un’economia accettabile, si deve prendere consapevolezza di dover fare e dare il massimo della Italianità affinché in pochi decenni si ritorni al DNA di un popolo che lavora, produce, si sacrifica in funzione del futuro, disposto a rinunce di benefici immediati. Da quando tali consapevolezze si ergeranno a coscienza collettiva, forse con meno di mezzo secolo, grazie alla comunicazione in tempo reale che oggi caratterizza la convivenza civile e socio economica, gli Italiani potrebbero riappropriarsi del DNA preordinato ad un new deal per un nuovo oscar dell’economia e, comunque, rivedere la tripla A nella sua pagella Paese e con una reputazione accogliente e non escludente.

Dopo aver scritto queste note, un giovanissimo allievo di pensiero e di professione, dal quale fortunatamente comincio ad imparare, mi ha trasmesso lo stralcio di pensiero di un filosofo svizzero di un secolo e mezzo fa che riassume, incredibilmente, tutto quanto sopra espresso con pochissime righe e che riproduco integralmente.

Il 12 Giugno 1871 il Filosofo Svizzero Henri Frédéric Amiel scriveva: “Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi.

Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga.”

La meteora pentastellata è la rappresentazione grafica, geografica e simbolica del presente intervento.

Ortona, fine febbraio 2019

La Sovranità Monetaria pura chimera senza credibilità e reputazione. Una possibile soluzione per il recupero.

La sovranità monetaria di un Paese, e dell’Italia in Particolare, in un contesto di cooperazione e aggregazione di Stati, di cui il Paese faccia parte e che ha geneticamente voluto, può essere pensabile solo se tale Paese esprime credibilità, coerenza e reputazione quanto meno pari all’aggregazione nel suo insieme. In alternativa nel lungo periodo la moneta di quel Paese tende a perdere valore relativo e la sovranità tende ad essere limata, arginata ed isolata.

La Banca Centrale di quel Paese finirebbe per svolgere il solo compito di pompiere raffreddatore delle fiammate inflazionistiche e svalutative della moneta con progressiva perdita di forza ed energia atta alla preservazione del valore della moneta, elemento essenziale per la competizione e sviluppo dell’economia in un contesto globalizzato.

L’indebolimento del valore della moneta, espressione del valore dell’economia e in definitiva di un popolo sovrano, causa inevitabilmente crepe nel collante democratico indispensabile per valorizzare la sovranità.

Ma le crepe nella democrazia generano competizioni riparatorie a discapito della stabilità e con utilizzo di risorse destinate principalmente a ripagare i consensi non stabili e non stabilizzanti.

Un consesso socio economico con tali dinamiche precarietà viene scarsamente valorizzato, il misuratore del suo valore, la moneta, assume connotazioni di instabilità perché poco o per nulla richiesta fuori dai confini nazionali con indebolimento della sovranità sia monetaria, sia politico competitiva.

L’evoluzione dei popoli, per accrescerne la sicurezza fisica esposta a aggressioni belliche, si è caratterizzata da aggregazioni formanti staterelli, prima, stati, poi e federazioni di stati ancora in processing in varie parti del mondo.

L’evoluzione dei Popoli e delle loro economie, e con esse, della moneta misuratore del valore, va verso un graduale e inarrestabile processo di aggregazione.

Se ciò è condiviso allora è inevitabile che solo i Popoli ed i Paesi che essi esprimono e che adottano politiche, comportamenti ed esprimono credibilità e reputazione protesa a tale intento aggregativo, possono e saranno valorizzati.

Le politiche divergenti ed in particolare gli atteggiamenti scollanti possono scatenare rigetto delle economie e della finanza verso i Paesi che si caratterizzano con tali politiche e tali atteggiamenti.

L’Italia si sta evidenziando particolarmente virtuosa con tali politiche e tali atteggiamenti e ciò sta causando il graduale allentamento dei flussi finanziari e attrazioni economiche a sostegno della sete di credito pubblico e ripresa economica.

Il Belpaese sembra ricoperto di rughe e non desta più interesse agli investitori che prima del rendimento valutano la credibilità e la reputazione, più queste si abbassano tanto più vengono pretesi rendimenti elevati.

La convivenza con Paesi virtuosi e credibili attutisce il disprezzo sicchè la unica moneta smorza parecchie diseconomie che altrimenti tarlerebbero tutto il tessuto produttivo e socioeconomico del Paese.

La misura dello spread esprime solo in parte e molto ridotta il divario di credibilità, di reputazione, di produttività e di stabilità prospettica tra l’Italia e il Paese Banchmark come la Germania. Senza l’Euro tale divario si proietterebbe a dieci volte tanto e forse anche più con ripercussioni drammatiche sulla popolazione.

Possibile cura da qualcuno suggerita comporterebbe la nazionalizzazione della Banca D’Italia, ultimo gioiello di famiglia da immortalare sull’altare del contenimento del Debito.

Una tale ipotesi così come formulata aggiungerebbe pochissimo o nulla sul piatto del bilanciamento del debito Pubblico. E ciò perché gli utili Prodotti annualmente dalla Banca D’Italia per il 70% abbondante già vanno al Tesoro, dopo gli accontanamenti e una modesta quota (appena l’8% quale media degli ultimi 15 anni) destinata ai Soci partecipanti e finiscono per dissetare solo in parte la gola profonda delle uscite di cassa del Paese Italia. Nell’ultimo triennio la Banca D’Italia ha riversato allo Stato ben 7,6 miliardi di Euro di soli profitti netti senza contare le imposte.

Ma un secchio d’acqua non spegne l’incendio e tantissimi secchi d’acqua temporalmente distanziati non spengono ugualmente. Occorre una poderosa cascata ed in luogo della inutile nazionalizzazione della Banca D’Italia potrebbe concepirsi la cartolarizzazione o anticipazione sui suoi utili futuri, almeno quelli dei prossimi 30 anni, stimabili mediamente uguali a quelli del quindicennio passato pari alla media di 1,032 miliardi di € sicchè da riversare al Tesoro, considerando un tasso di attualizzazione del 3,80% annuo applicato al rimborso annuale, una valanga stimabile in circa 18,3 miliardi di € esercitante un impatto riduttivo del rapporto debito PIL di circa l’1,06% secondo i tassi attuali che sul trentennale oscillano attorno al citato 3,80%.

Tale valanga potrebbe raggiungere la dimensione, rispetto al PIL, dell’1,57% pari ad € 27 miliardi, laddove si volessero cartolarizzare\anticipare la media degli ultimi 10 anni di Utili netti che la Banca D’Italia ha riversato allo STATO pari ad € 1,5 miliardi di € all’anno. La TABELLA di seguito esposta fornisce in chiaro detti dati:

BILANCI DELLA
BANCA D'ITALIA

DATI IN MILIONI DI €

ANNI

UTILE NETTO

IMPOSTE

RIVERSATI
AL TESORO

VERSATO AI SOCI 
PARTECIPANTI

2003

52,40

1.116,10

31,42

1,56

2004

25,45

258,06

15,26

1,56

2005

50,28

934,50

30,16

1,56

2006

133,76

668,92

80,24

1,56

2007

95,16

1.610,49

57,08

1,56

2008

175,21

327,72

105,11

1,56

2009

1.668,57

805,07

1.001,13

1,56

2010

852,31

924,66

511,37

1,56

2011

1.129,18

1.101,24

677,49

1,56

2012

2.501,13

1.927,12

1.500,66

1,56

2013

3.035,32

1.643,60

1.896,48

380,00

2014

2.998,24

1.158,73

1.908,68

340,00

2015

2.797,18

1.012,15

2.157,18

340,00

2016

2.685,78

1.310,33

2.155,78

340,00

2017

3.895,35

1.562,72

3.365,35

340,00

MEDIA 15 ANNI

1.473,02

1.090,76

1.032,89

117,04

MEDIA 10 ANNI

2.173,83

1.177,33

1.527,92

174,78

TOTALI

22.095,32

16.361,41

15.493,38

1.755,60

Fonte: bilanci annuali della banca d'Italia

Ma tale operazione, se accompagnata da una inversione di rotta delle politiche aridamente spenderecce e più protese allo sviluppo di lungo periodo e fortificazione del capitale umano, schiaccerebbe lo spread a livelli Francesi o quasi con notevoli benefici per l’abbattimento degli interessi sul debito, per il sistema bancario e del credito in generale, linfa indispensabile per la ripresa economica.

Una esemplificazione molto realistica, con l’aiuto dei dati esposti in TABELLA aiuta a comprendere come il “gioiello di Famiglia” potrebbe essere utilizzato per salvare il patrimonio, la credibilità e reputazione del “Belpaese”.

Il Tesoro potrebbe affidare ad un consorzio di Banche la cartolarizzazione (con emissione di speciale serie obbligazionaria da tenere fuori dalle componenti costituenti Debito ai fni del rispetto dei parametri di stabilità) oppure chiedere l’anticipazione sul flusso degli utili futuri attesi generati dalla Banca D’Italia per i prossimi 30 anni.

Secondo i dati esposti in TABELLA ed acquisiti dai Bilanci della Banca D’Italia tale flusso medio attendibile potrebbe essere fissato pari ad € 1,032 Miliardi annui, in base alla media dell’ultimo quindicennio, oppure pari ad € 1,527 Miliardi sulla scorta della media dell’ultimo decennio.

Il beneficio immediato sul rapporto debito PIL dovrebbe essere accompagnato da politiche rafforzative degli investimenti a produttività prolungata destinabili sia al capitale fisico sia a quello umano.

La conseguente diminuzione dello Spread ricondurrebbe il Tassi di interesse da corrispondere ai detentori di Debito Pubblico entro limiti compatibili con l’allineamento al virtuosismo voluto e vigilato dell’Unione Europea sicché da far riemergere maggiori profitti per la stessa Banca D’Italia, detentrice di Titoli Pubblici, sia per l’intero sistema Bancario che, partecipando, alla maxi operazione di Cartolarizzazione\Anticipazione, verrebbe a beneficiare di forti plusvalenze in linea capitale a motivo della riduzione dei rendimenti (e conseguente aumento del valore dei Titoli) anche sulle lunghe scadenze.

I benefici che i due alternativi stock prospettati determinerebbero sui bilanci dei detentori di detto assets oscillerebbero tra i 10,9 miliardi di €, nell’ipotesi di attualizzazione dei 30 flussi da € 1,527 miliardi, ed i 7,3 miliardi di € nella ipotesi più prudente di attualizzazione dei 30 flussi da 1,032 miliardi di € annui.

Tali benefici sono da assumersi concretizzabili nel presupposto dell’appiattimento dello Spread a livello di poco superiore a quello francese e con l’utilizzo di un tasso di interesse sul trentennale pari al 2% in luogo del 3,80% che oggi grava sul Belpaese.

La ipotesi prospettata, laddove ritenuta concretizzabile, potrebbe essere estesa anche ad altre partecipate del Tesoro che senza soluzione di continuità abbiano prodotto utili nell’ultimo quindicennio o decennio.

La vendita o la secretazione dei gioielli di famiglia è l’ultima spiaggia del disperato e non avrebbe alcun senso porla in essere se non si diagnostica correttamente le cause profonde e antiche della disperazione e se ne pongano rimedi per il futuro, nell’ottica di Governare il lungo periodo e non lo scambio di consensi a prendere voti e distribuire riconoscenze irrazionali, improduttive e dannose per gli stessi beneficiati.

Ortona, ottobre 2018

Cambiamenti climatici: anche tu puoi fare parte del tam tam

Ormai anche i governi hanno capito che dobbiamo impedire alla temperatura terrestre di innalzarsi ulteriormente. Dal 1880 ad oggi è aumentata appena di un grado centigrado e già si vedono gli effetti. I cambiamenti climatici non riguardano solo il futuro dei nostri figli e nipoti, sono realtà già oggi. Si verificano tempeste sempre più violente, incendi sempre più frequenti, penuria d’acqua per riduzione dei ghiacciai, innalzamento dei mari per scongelamento delle calotte polari. Nessuno ha più certezza del destino del proprio territorio: l’alterazione delle piogge può trasformare ridenti paesaggi in deserti, città costiere in un intreccio di canali per l’avanzare del mare, ampi territori in distese d’acqua per lo straripamento dei fiumi. Con ricadute sociali inimmaginabili. Dal 2008 al 2018, nel mondo si sono avuti 265 milioni di sfollati per disastri naturali, molti di loro per l’instabilità del clima.

Chi ha provocato il danno lo sappiamo. La colpa è del sistema economico tutt’oggi dominante che avendo fatto dell’espansione della ricchezza il proprio idolo, ha spolpato la terra e prodotto rifiuti in maniera sconfinata. E non per la dignità di tutti, ma per il privilegio di pochi, e tuttavia quanto basta per avere messo il pianeta a soqquadro. Per definizione la produzione esige energia, la sua scarsità è il motivo per cui in passato la produzione era pressoché costante. Limite che il capitalismo ha superato con l’accesso ai combustibili fossili (carbone, petrolio, gas) e l’invenzione di macchine capaci di trasformare il loro enorme potenziale energetico in movimento, calore, elettricità. Peccato che attraverso questa operazione si siano messe in libertà miliardi di tonnellate di anidride carbonica, in misura ben superiore alla capacità di assorbimento di oceani e sistema vegetale. Di qui l’accumulo di anidride carbonica in atmosfera con conseguente intrappolamento dei raggi solari, aumento della temperatura terrestre e cambiamento del clima che porta con sé calamità, alterazione della piovosità e quindi riduzione della produzione di cibo e migrazioni.

Gli scienziati ci dicono che per arginare la situazione bisogna dimezzare le emissioni di anidride carbonica da qui al 2030 e annientarle entro il 2050. Un’operazione titanica che il sistema pensa di poter affrontare solo con cambiamenti tecnologici. Invece non ha capito che la vera sfida è la riduzione, che a sua volta chiama in causa un altro modo di organizzare l’economia. Se vorremo salvare la nostra umanità dovremo riorganizzarci in modo da permettere a tutti di vivere dignitosamente utilizzando poche risorse, producendo pochi rifiuti e garantendo a tutti l’inclusione lavorativa. Di sicuro il mito della crescita infinita è al tramonto, ma ancora non si è sviluppato un dibattito adeguato per discutere come va riorganizzata l’economia in una logica di stazionarietà orientata al benvivere. Un nuovo pensiero economico costruito non più attorno all’interesse dei mercanti, ma della buona vita per tutti, è ciò di cui abbiamo urgente bisogno. Ma nell’attesa che questo dibattito divampi ognuno di noi deve fare tutto ciò che è nelle sue possibilità per arginare l’incendio. Tanti lo vogliono fare, ma non agiscono perché non sanno. Per questo come Centro Nuovo Modello di Sviluppo abbiamo prodotto una serie di infografiche tese a spiegare in maniera comprensibile a tutti le cause dei cambiamenti climatici e i rimedi possibili a partire da noi. L’unico modo che abbiamo per diffonderle è il tam tam. Invitiamo anche te a farne parte segnalando ai tuoi amici che possono trovare il dossier al seguente [link].

Giugno 2019
Francesco Gesualdi

Gli italiani tra risparmio privato e debito pubblico

I soldi investiti dai cittadini italiani corrispondono al doppio del debito pubblico. È quanto emerge dai dati forniti dalla Banca d’Italia e analizzati dalla Fabi, il sindacato autonomo dei bancari. Infatti, i soldi investiti dalle famiglie italiane al 31 marzo 2018 erano 4.406 miliardi di euro (mediamente quasi 73.000 euro a persona), mentre il debito pubblico aveva raggiunto la cifra di 2.302 miliardi di euro (che corrisponde a circa 38.000 euro per ogni cittadino italiano).

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Un economista va a votare

di Luigino Bruni 13/02/2018 (Il Regno- Moralia Blog)

In ogni dibattito politico è fin troppo facile scivolare nel «benaltrismo»; quasi inevitabile però cadere in questa tentazione sotto elezioni, quando ogni commentatore aggiunge il suo «ben altro è importante» all’elenco dei desiderata e alle promesse dei vari partiti. Anch’io aggiungo dunque il mio elenco.

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Un economista va a votare

di Luigino Bruni 13/02/2018

In ogni dibattito politico è fin troppo facile scivolare nel «benaltrismo»; quasi inevitabile però cadere in questa tentazione sotto elezioni, quando ogni commentatore aggiunge il suo «ben altro è importante» all’elenco dei desiderata e alle promesse dei vari partiti. Anch’io aggiungo dunque il mio elenco.

Tre nodi:

  • Innanzitutto il debito pubblico. Non è senz’altro originale, ma l’Italia è come un villaggio su cui incombe una frana (per riprendere una metafora usata recentemente da Benedetto Gui su Avvenire del 9 febbraio). Essa potrebbe precipitare da un momento all’altro, non appena venisse meno uno dei puntelli che la tengono in equilibrio sulla parete – i bassissimi tassi d’interesse, l’acquisto enorme di titoli di debito pubblico italiano dalla Banca centrale europea, o la relativa pace finanziaria internazionale… Se gli interessi sul debito risalissero di uno o due punti, il nostro debito sarebbe insostenibile, e certo il default.
  • Poi la demografia. I dati ISTAT di questi giorni dicono che da 10 anni la natalità cala e la mortalità cresce. Dall’umanesimo biblico sappiamo che il primo segno di speranza e di futuro sono i bambini. Dieci anni sono esattamente la durata della crisi economica del paese. Non è difficile cogliere il nesso: la crisi di lavoro ha rimandato tante giovani donne a casa, e il «non lavoro» diventa anche «non figli». Non torneremo a fare più bambini senza nuovo lavoro, e senza servizi seri alle famiglie.

Infine il cosiddetto gioco d’azzardo, che è realtà e dovremmo chiamare semplicemente azzardo: non è un gioco. L’azzardo nel nostro paese assorbe quasi 100 miliardi di fatturato, sottratto all’economia reale, che soffre e chiude. È stato voluto e incentivato da 20 anni, da ogni governo. Occorre cambiare radicalmente direzione, se non vogliamo distruggere il paese, togliendo l’appalto a multinazionali e dando l’azzardo in gestione allo stato o al non-profit. Spezzando così il rapporto incentivante, che è al cuore dell’attuale industria dell’azzardo.

Il PIL è morto. Lunga vita al PIL.

PILPubblichiamo un interessante articolo tratto dal settimanale

L'Espresso del 22 ottobre

di Andrea Zhok

24 giugno

Il 24 Giugno, a Roma, si apre la strada per la Attuazione della Costituzione.

CONCORRERE ALLA SPESA PUBBLICA

TASSE, IMPOSTE E BALZELLI :
SE NON CI METTIAMO UN PO' DI GIUSTIZIA E BUON SENSO,
FINIRANNO PER DISTRUGGERE LE FAMIGLIE,
IL TESSUTO ECONOMICO E LA PACE SOCIALE.
La Costituzione è un faro che ci indica soluzioni semplici e giuste, chiamando ognuno alle sue responsabilità.
E' tempo di applicarla.

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Sintesi Rapporto ISTAT 2016

di Pasquale Moliterni

Carissimi 

vi invio la sintesi del Rapporto annuale ISTAT presentato ieri in Parlamento. 

Il risparmio degli italiani

Rocco Artifoni

Il titolo è sicuramente enfatico: “la ricchezza della nazione”. Stiamo parlando dell’intervento del 30 marzo scorso di Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato, che evidentemente ricorda il classico “la ricchezza delle nazioni” di Adam Smith, pubblicato oltre due secoli fa. Anche il sottotitolo è significativo: “Educazione finanziaria e tutela del risparmio”.

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Premio Donato Minichella al prof. Gian Cesare Romagnoli

DA SOS UTENTI

Il Nostro Fondatore e  Presidente Onorario, Dott. Gennaro Baccile, è stato scelto per presentare due premiati per la sezione Banche e sezione Imprese in onore del Governatore Banca D'Italia Donato Menichella. Il Premio Accademico verrà assegnato al Prof. Gian Cesare Romagnoli che con il Dott. Baccile condivide la storica presenza nel Direttivo Nazionale dell'Associazione per la Riduzione del Debito Pubblico (ARDeP).

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La proposta ARDeP

Mi chiamo Cleto Iafrate e sono un consigliere dell’ARDeP (Associazione per la Riduzione del Debito Pubblico); il nostro Presidente, il Prof. Pasquale Moliterni, che ci saluta - essendo impegnato oggi in un convegno

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Quel Pinocchio di Renzi

Era il 3 novembre 2015 quando Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri, in una conferenza stampa a proposito della proposta di innalzamento (da 1.000 a 3.000 euro) della soglia per l’uso dei contanti affermava: «Al primo che mi dimostra la correlazione tra il tetto al contante e l’evasione cambio provvedimento». Lo stesso giorno Luigi Federico Signorini, vicedirettore generale della Banca d’Italia, durante un’audizione al Senato evidenziava come «i limiti all’uso del contante non costituiscono, ovviamente, un impedimento assoluto alla realizzazione di condotte illecite, specie per il grande riciclaggio, ma introducono un elemento di difficoltà e controllo sociale che può ostacolare forme minori di criminalità ed evasione». La discussione sarebbe finita lì, se a quel punto - per coerenza - il Governo avesse ritirato la proposta, che invece successivamente è stata approvata dal Parlamento all’interno della Legge di stabilità.

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Rimetti a noi i nostri debiti

CIARROCCA LIBRO COVERCiarrocca Luca

Rimetti a noi i nostri debiti

Una nuova lotta di classe contro le oligarchie bancarie

Prefazione di Giulio Sapelli

"Non può esservi di nuovo ripresa e sviluppo senza abolire, cancellare, rimettere il debito pubblico."

Il tempo sta scadendo. L’economia globale non cresce, la Cina frena bruscamente, l’Europa è scossa da una crisi epocale e da una doppia minaccia parallela: milioni di migranti in arrivo e migliaia di miliardi di debiti sovrani a rischio. Una bolla, quella del debito, giunta a livelli mai visti che ha effetti perversi, erode risorse, alimenta ineguaglianze. La nuova lotta di classe vede i cittadini medi contro l’oligarchia degli ultraricchi, delle banche centrali responsabili della crisi. Questo libro evidenzia con chiarezza il problema di fondo: non possono esservi di nuovo ripresa e sviluppo senza abolire, cancellare, rimettere il debito pubblico, che soffoca la crescita e impoverisce i cittadini.

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Sempre più indebitati

I numeri talvolta sono impietosi. La Banca d’Italia ci informa che il debito pubblico italiano il 30 aprile 2015 ha raggiunto un nuovo record: 2.195 miliardi di euro. Il 30 aprile del 2014 era arrivato a 2.146 miliardi: in un anno è cresciuto di 49 miliardi di euro.

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2 giugno: quale festa della Repubblica?

Repubblica o Monarchia? Di fronte a questa scelta radicale si trovarono gli elettori italiani il 2 giugno del 1946 con il referendum istituzionale, indetto finalmente a suffragio universale. Con 12.718.641 voti (contro 10.718.502) l'Italia divenne una Repubblica

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Il mio assegno e lo Stato sociale

di Chiara Saraceno

AMMETTO un conflitto di interessi: sono una pensionata e appartengo a quella generazione che è andata in pensione con il vecchio sistema retributivo, avendo all’epoca della riforma Dini maturato già oltre 18 anni di contributi.

SONO quindi una dei milioni di pensionati che dovrebbe gioire per la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il blocco della rivalutazione per due anni per tutti coloro che avevano una pensione superiore a tre volte il minimo.

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Lettera di auguri

Carissimi/e, Natale 2014
nell’imminenza delle prossime festività giungano a voi e ai vostri cari i migliori e più sentiti auguri di Buon Natale e Buon Anno Nuovo.
Dai cieli viene ora non solo l'antica cometa che annuncia una nascita speciale, insieme al volto sorridente di Samanta Critoforetti, che ci dà la buona notizia che questo mondo è ancora bello e meritevole d'essere salvato, ma anche la notizia che l'ARDeP, dopo anni di cammino nel deserto, ha incontrato in un'oasi un'altra carovana...

Quanto pesa la corruzione sul debito pubblico

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L’elevato livello di corruzione del nostro paese ha influito sulla crescita del Pil e di conseguenza ha peggiorato la situazione della nostra finanza pubblica. Necessari provvedimenti coerenti che aumentino la probabilità di condanna e riducano nettamente i benefici per corrotti e corruttori.

Continua a leggere sul sito de "La voce"

La corruzione passa per il tribunale Tra mazzette, favori e regali

Nei palazzi di giustizia cresce un nuovo fenomeno criminale. Che vede protagonisti magistrati e avvocati. C'è chi aggiusta sentenze in cambio di denaro, chi vende informazioni segrete e chi rallenta le udienze. Il Pm di Roma: 'Un fenomeno odioso'

A Napoli, dove il caos è dannazione di molti e opportunità per gli scaltri, il tariffario lo conoscevano tutti: se un imputato voleva comprarsi il rinvio della sua udienza doveva sganciare non meno di 1.500 euro.

Continua a leggere sul sito de L'Espresso

Costituzionalismo, diritto costituzionale e la bussola dei diritti

 

di Giuliano Amato

Giudice costituzionale

costituzione italianaL’Autore descrive in che modo l’attenzione particolare che la Rivista, di cui si celebrano i dieci anni di vita, ha dedicato al tema dei diritti sia la prova che essa concorra con successo a mantenere vivo il senso profondo del “costituzionalismo”. 

Continua a leggere su http://www.costituzionalismo.it/articoli/475/

La Repubblica siamo noi

Il circolo di Roma "Libertà e giustizia", in collaborazione con l'ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI SEZIONE DI ROMA, organizza

LA REPUBBLICA SIAMO NOI

“La Costituzione nella vita e la vita nella Costituzione”

Edizione 2013-2014

Il dovere di solidarietà economica e l’etica delle tasse 

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24 Febbraio ore 10.00

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Povera Italia

Primo problema: la disuguaglianza. L’Italia è un paese relativamente ricco. La Fondazione Edison, sulla base dei dati Eurostat e della Commissione europea, ha calcolato la ricchezza finanziaria netta dei cittadini dei vari paesi europei  nel 2011, misurandola in percentuale rispetto al PIL. Risultato: le famiglie italiane sono in vetta alla classifica, detenendo una ricchezza netta (cioè calcolando la differenza tra risparmi e debiti) del 168%.

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Produttività sociale, Terzo settore e solidarietà intergenerazionale

Il "sistema in cui viviamo"

Le trasformazioni in atto della società e del lavoro, accelerate dalla crisi che attraversiamo, rendono sempre più acuti i conflitti generazionali e i problemi riguardo alle decisioni delle destinazioni delle risorse. Queste fratture rimangono ancora latenti seppure sperimentate ogni giorno nelle scelte che si compiono nei vari ambienti e luoghi di vita.

L’attuale situazione di crisi economica e la grave incertezza nel futuro che ad essa si collega rendono più arduo il problema della transizione verso l’indipendenza sociale e psicologica adulta delle giovani generazioni italiane.

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Pensare positivo - La forza dell'ARDeP

Credo che lo studio del passato e la speranza di contribuire ad un futuro migliore per tutti ci impongano di essere concreti ed ottimisti nel presente.

Credo nell'Italia che ha la miglior sanità del mondo, frutto di una cultura del sociale che non ha eguali all'estero.

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Le “buone pratiche” nella scuola e nella politica USA

Le buone idee a volte escono dalle “buone pratiche”. E’ la versione moderna del “buon esempio”, che conta più di tanti sermoni. Il MIUR e l’ANSAS, cioè il Ministero dell’Istruzione e l’Agenzia tecnica di Firenze, hanno promosso un concorso anche per “stanare” le buone pratiche nella scuola, a proposito del nuovo insegnamento “Cittadinanza e Costituzione”.

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Cittadinanza, tasse e scuola

Non condivido le opinioni espresse in due interventi (Corriere 8 e 9 luglio), che sostengono queste due tesi: se sparisse l’evasione fiscale, gran parte delle imprese chiuderebbero perché fuori mercato, e, per di più, se le entrate fiscali aumentassero, lo stato spenderebbe di più e saremmo punto e a capo.

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Identità ARDeP

L’avventura dell’ARDeP nacque nei primi Anni Novanta dallo slancio generoso e dalla lungimiranza del “volontario fiscale” Luciano Corradini, che da illuminato pedagogista avviò un vero e proprio “programma educativo” sul debito pubblico e i conti dello Stato, nel momento forse più nero della nostra storia economica recente: nell’autunno del ‘92, infatti, l’Italia rischiò la bancarotta e l’uscita dal Sistema monetario europeo anche per l’eccessivo debito pubblico (aveva raggiunto il 124% del PIL).

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Risposta a Francesco Testi, sull’ARDeP (Il Riformista, 17 12 07)

Ringrazio Francesco Testi, ventenne agguerrito, perché ha il merito di non cestinare il problema, come fanno tanti illustri giornalisti, ma di indicare i motivi per cui rifiuta la logica dell’ARDeP.

La prima cosa che sfugge a lui (e non gliene faccio una colpa, perché evidentemente non ha letto

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Provocazione sul volontariato fiscale

di Francesco Testi

All’apparenza sembra una cosa totalmente folle; poi studiandola un po’ meglio si capisce che è la solita aspirazione irrealistica di un manipolo di valorosi.

Gli alfieri dell’utopia sono i membri dell’ARDeP, l’Associazione per la riduzione del debito pubblico presieduta dal professor Luciano Corradini: pagano più tasse del dovuto allo Stato per dare il buon esempio a tutti noi. Intendiamoci, è poca roba: lo stesso professore,

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Introduzione de "La tunica e il mantello. Debito pubblico e bene comune: provocare per educare"

Questo libro intende raccontare e documentare la microstoria deIl’Associazione per la riduzione del debito pubblico (ARDeP), nata all’indomani della grande crisi finanziaria e morale che ha colpito l’Italia nei primi anni ‘90. E' Ia storia decennale di una "pulce", che si e é proposta di aiutare l’Italia, pericolosamente uscita dallo SME (sistema monetario europeo) nel 1992,

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