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Sull’evasione fiscale non ci sono dati certi, ma solo stime; l’unica certezza è che in Italia da decenni l’evasione è 11 cifre.
Si stima, inoltre, che per alcune categorie di contribuenti, l’evasione sia pari addirittura all’80% del reddito totale prodotto .
In realtà, proprio il mancato incasso di questi denari comporta un eccesso di pressione fiscale per i cittadini onesti.
Ci si chiede. Come sono stati utilizzati, nel corso degli anni, i redditi sottratti all’imposizione?

Una parte sono stati tradotti in consumi, una parte investiti in attività economiche, una parte trasformati in patrimoni mobiliari e immobiliari.
La ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e di attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), al netto delle passività finanziarie (mutui, prestiti personali, ecc.), qualche anno fa ammontava a circa 9.000 miliardi di euro , ben 4 volte il debito pubblico; tuttavia questa massa di ricchezza non è equamente distribuita, pare che il 50% sia finito nelle mani del 10% delle famiglie. Stando così le cose, l’introduzione di un’imposta patrimoniale senza un preventivo accertamento circa la reale provenienza dei patrimoni, rischia di diventare un’ulteriore beffa all’interno di un sistema fiscale già strutturalmente ingiusto.

Sarebbe, infatti, inaccettabile una imposta patrimoniale che preveda una medesima aliquota per un grande patrimonio accumulato grazie ad artifizi evasivi ed elusivi ed un patrimonio di pari importo derivante da redditi regolarmente denunciati al fisco e accumulato con decenni di lavoro e di onesto risparmio. Metterli sullo stesso piano impositivo sarebbe iniquo e violerebbe un principio fondamentale del nostro ordinamento, quello della progressività in ragione della capacità contributiva, di cui all’articolo 53 della Costituzione.

Alcuni patrimoni, infatti, sono netti, nel senso che sono al netto delle imposte versate; altri patrimoni invece sono lordi, cioè sono al lordo delle imposte non versate e autoriciclate. Pertanto, “non si possono fare di tutti i patrimoni un fascio”; dietro ad ogni patrimonio c’è sempre una persona fisica con i suoi valori, una sua identità etica e morale e un suo codice di onestà. Come procedere allora in attuazione del già citato articolo 53?

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