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Se la parola “equità fiscale” ha un senso, occorre un “atto di giustizia ripartiva”: bisognerebbe anzitutto recuperare i soldi dell’evasione.
L’ARDeP propone un’imposta patrimoniale straordinaria sui grandi patrimoni (mobili e immobili) da destinare alla riduzione del debito pubblico. Tale proposta - denominata APC, che sta per ‘Aliquota Personale Congrua’ – mira a stabilire per ciascun contribuente una ben calibrata aliquota d’imposta mettendo a confronto il patrimonio detenuto dal nucleo familiare con i redditi dichiarati al fisco nel più lungo arco di tempo consentito dal sistema informativo dell’anagrafe tributaria (l’intera vita lavorativa o comunque gli ultimi 15 - 20 anni).

Ponendo in relazione il reddito medio dichiarato con il patrimonio mobiliare e immobiliare posseduto dal nucleo familiare, ovviamente tenendo conto delle successioni ereditarie, ben si potrebbe addivenire ad una percentuale di congruità tra ciò che si è dichiarato al fisco, e ciò che effettivamente si possiede.
Anche in questo caso la tecnologia ci aiuta; già esistono le banche dati che ci permetterebbero di fare ciò. I dati potrebbero essere attinti dall’Archivio dei rapporti, la super banca dati concepita nel 2011 dal premier Mario Monti con il suo decreto "Salva Italia"; che impone a tutti gli operatori finanziari (Banche, Poste, ecc) di trasmettere ogni anno il saldo e la giacenza media di tutti i rapporti in essere relativi all'anno precedente. Ai fini della corretta individuazione del patrimonio posseduto dal nucleo familiare, si potrebbe fare ricorso ai dati già acquisiti da parte del sistema informativo dell’ISEE (Indicatore Situazione Economica Equivalente), sulla cui base vengono erogate alcune agevolazioni sociali.
Mi riferisco, in particolare, al valore dell’ISP (Indicatore Situazione Patrimoniale) che, come noto, corrisponde alla sommatoria del patrimonio mobiliare e immobiliare di ciascun componente del nucleo familiare.

Adottando questo metodo, l’eventuale patrimoniale sarà equa, perché chiederà a ciascun cittadino di contribuire in modo molto diverso in base alla fedeltà fiscale dimostrata fino ad oggi. L’aliquota con cui tassare il patrimonio, infatti, non dipenderà solo dal valore del patrimonio, ma anche dal reddito dichiarato dal contribuente nel lungo periodo considerato.
I contribuenti onesti risulteranno “congrui” a questa verifica e saranno perciò esentati da ulteriori imposizioni fiscali. Gli evasori, invece, avranno un “tasso di incongruità” che sarà più elevato tanto più disporranno di patrimoni “ingiustificati”. E verrebbero, perciò, tassati con aliquote d’imposta crescenti al crescere di quell’indicatore (tasso di incongruità).
Lo stesso discorso andrebbe fatto per l’imposta di successione e donazione. Sarebbe opportuno prevedere un criterio di calcolo della stessa, basato sul medesimo principio. L’aliquota d’imposta dovrebbe dipendere dalla congruità dell’asse ereditario alla media del reddito prodotto e dichiarato in vita dal de cuius.

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