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Rocco Artifoni

Il titolo è sicuramente enfatico: “la ricchezza della nazione”. Stiamo parlando dell’intervento del 30 marzo scorso di Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato, che evidentemente ricorda il classico “la ricchezza delle nazioni” di Adam Smith, pubblicato oltre due secoli fa. Anche il sottotitolo è significativo: “Educazione finanziaria e tutela del risparmio”.

La relazione prende le mosse dall’effettivo risparmio degli italiani, per capire qual è il livello di ricchezza della nazione. Visco anzitutto riporta alcuni numeri generali: la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è stimata circa 10 mila miliardi di euro (quasi 5 volte il debito pubblico), di cui 6 mila in beni immobili e oltre 4 mila in attività finanziarie.
Che gli italiani abbiano una propensione ad investire nel mattone è un dato noto: il 73% delle famiglie abitano in case di proprietà (fonte Eurostat). In Francia sono il 64,3% e in Germania soltanto il 52,6%.
Il dato che sorprende è invece quello relativo ai beni mobili, cioè contanti, conti in banca, titoli di stato, obbligazioni, azioni, assicurazioni e fondi pensionistici. Tenendo conto che il Prodotto Interno Lordo (PIL) dell’Italia è quasi 1.700 miliardi di euro, si può calcolare che le attività finanziarie degli italiani sono 2 volte e mezzo il PIL annuo. Questo indice di 2,5 è molto significativo, poiché colloca l’Italia in vetta alla classifica dei più importanti Paesi Europei. Infatti, la Francia ha un rapporto 2,2, la Germania 1,8.
Insomma, gli italiani mediamente sono più ricchi dei francesi e dei tedeschi, sia per il valore delle abitazioni sia per la quantità di denaro disponibile o investito.
Non è tutto. Anche considerando l’attività finanziaria negativa, cioè i debiti contratti dalle famiglie, il risultato dell’Italia non è peggiore degli altri Paesi. Infatti, Visco ha affermato: “sulla ricchezza finanziaria netta delle famiglie incidono ovviamente anche le passività finanziarie, rappresentate in misura prevalente dai mutui immobiliari. In termini aggregati esse restano contenute nel confronto internazionale: pesano per il 60% del reddito disponibile, contro valori vicini al 100% nella media dell’area dell’euro”. La stima del debito complessivo delle famiglie italiane è inferiore ai 1.000 miliardi di euro. Il che significa che l’attività finanziaria netta resta positiva per oltre 3.000 miliardi di euro.
Da questi dati si può desumere che gli italiani sono in genere bravi risparmiatori e sono mediamente molto ricchi. Questa fotografia oggettiva non sembra coincidere con la percezione soggettiva che gli italiani hanno di sé stessi. Ad esempio è difficile credere davvero che i francesi e i tedeschi siano più poveri. Eppure è così.
C’è un altro dato interessante, che caratterizza gli italiani: dei 4.000 miliardi di euro di attività finanziarie, la cifra investita in azioni di società quotate in Borsa è soltanto del 2,2%, mentre in Francia si tratta del 4,6% e in Germania del 5%. Insomma, le famiglie italiane non ripongono molta fiducia nelle quotazioni dei listini di Piazza Affari. Anche gli strumenti assicurativi e i fondi pensione non godono di molta fiducia: in Italia raccolgono il 21% della liquidità, mentre in Francia siamo al 36,7% e in Germania al 36,9%. In definitiva, gli italiani sembrano investitori molto accorti (o conservatori), che puntano prevalentemente sui depositi bancari e postali (30,9%) e sui titoli di stato (10,7%).
Proprio su questo punto, però, si sofferma la relazione del Governatore Visco: “Bisogna infatti tenere conto dei cambiamenti importanti che hanno interessato la composizione della ricchezza finanziaria. Rispetto al passato i risparmiatori hanno aumentato gli investimenti in strumenti finanziari che, a fronte di rendimenti più elevati rispetto ai depositi bancari e ai titoli di Stato, comportano l’esposizione a rischi di varia natura: rischi di credito, di mercato, di liquidità, di controparte. Diversificare i portafogli, ricercare le migliori opportunità per impiegare i risparmi, sono operazioni che richiedono valutazioni a volte molto complesse. La tecnologia ha reso più facile accedere a nuovi prodotti e servizi finanziari di cui è necessario conoscere le specificità; nello stesso tempo sono aumentate le interconnessioni tra i mercati con un incremento, di cui spesso si ha poca consapevolezza, delle correlazioni e dei rischi di contagio tra i diversi strumenti. Stanno inoltre mutando, sotto la spinta dei cambiamenti demografici e delle conseguenti innovazioni normative, le forme di allocazione del risparmio pensionistico, con il trasferimento di una parte crescente dei rischi sui lavoratori”.
Questo scenario pone evidentemente un problema di controllo, che è una delle funzioni di Banca d’Italia. Su questo punto, però, Ignazio Visco tende a scaricare le responsabilità, mettendo le mani avanti. Infatti, nel suo intervento al Senato, così ha esordito: “Alla tutela del risparmio e alla salvaguardia delle disponibilità finanziarie dei cittadini sono certamente oggi chiamate la regolamentazione e la vigilanza sul sistema finanziario. La rapida evoluzione delle strutture economiche e sociali intervenuta negli ultimi anni ha indebolito, tuttavia, la capacità dei vincoli posti ai comportamenti degli operatori finanziari di assicurare una tutela sostanziale degli interessi del risparmiatore”.
Se anche la Banca d’Italia si sente debole rispetto alla globalizzazione finanziaria e alla complessità del sistema, pare difficile dare applicazione all’art. 47 della Costituzione, nel quale si afferma che “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”.
D’altra parte ha ragione il Governatore Visco quando sottolinea che “è quindi necessario innalzare il livello delle competenze finanziarie dei cittadini con un’azione diffusa e organica di informazione e di educazione che consenta loro di valutare il più correttamente possibile opportunità e rischi delle scelte di investimento. Le istituzioni hanno certamente un ruolo centrale nell’attivazione di questo processo di informazione e di formazione; ad esso deve corrispondere la partecipazione attiva dei risparmiatori”.
Infine, c’è una considerazione non banale, che contrasta con il ritmo dell’alta velocità degli scambi borsistici: “In una società in cui cresce la longevità dei suoi componenti aumenta l’importanza di poter compiere scelte di risparmio e di investimento finanziario lungimiranti e consapevoli”. Per tutelare  il risparmio bisogna avere uno sguardo nitido e presbite, senza lasciarsi ingannare da proposte poco trasparenti e interessi molto alti, che nascondono sempre rischi elevati. Il risparmio, si sa, non va d’accordo con l’azzardo, nemmeno con quello finanziario.

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