Il debito italiano piace sempre più agli investitori esteri. A giugno, secondo i dati diffusi da Banca d’Italia, la quota in mano ai non residenti è salita al 33,6% dal 33,2% registrato a maggio, per un ammontare complessivo di 1.032 miliardi di euro. Una cifra in crescita soprattutto grazie ai titoli di Stato, che da soli rappresentano 853 miliardi, in aumento rispetto agli 821 miliardi del mese precedente.
Il dato è rilevante perché segna un rafforzamento della presenza estera nel mercato del debito italiano, in un contesto in cui la sostenibilità dei conti pubblici resta sotto osservazione da parte di agenzie di rating, mercati e istituzioni europee.
Ma non ci sono solo investitori stranieri perché a giugno è cresciuta anche la quota detenuta dagli “altri residenti” – principalmente famiglie e imprese non finanziarie – salita al 14,2% dal 14,1% di maggio. In valore assoluto significa 436 miliardi di euro, di cui 390 miliardi investiti in titoli di Stato, in aumento rispetto ai 383 miliardi del mese precedente. Un segnale che conferma come, complici i rendimenti tornati più interessanti, il risparmio privato italiano stia tornando a guardare con favore al debito sovrano.
Le banche italiane mantengono una presenza stabile e crescente. A giugno i loro portafogli di debito pubblico sono passati da 375 a 379 miliardi, con 342 miliardi allocati in titoli di Stato. Un livello che dimostra come il sistema bancario domestico continui a rappresentare un pilastro fondamentale nella domanda di Btp.
Diverso il discorso per la Banca d’Italia, la cui quota di debito in portafoglio ha proseguito la discesa, scendendo al 19,5% nel mese di luglio dal 19,6% di giugno. Una dinamica che riflette il progressivo ritiro degli acquisti legati ai programmi straordinari della Bee, avviati negli anni passati per fronteggiare la crisi e l’emergenza pandemica.
Il quadro generale conferma dunque un’Italia che, pur con un debito elevato, continua ad attrarre investitori sia esteri sia domestici. Una buona notizia, soprattutto in una fase in cui i mercati valutano con attenzione la traiettoria di finanza pubblica e la politica fiscale del governo.
Fonte: L’Eco di Bergamo – Economia & Risparmio – 30/09/2025