Il sistema fiscale italiano è iniquo

L’articolo 53 della Costituzione sancisce che “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Purtroppo, se si considerano tutte le tasse e le imposte che lo compongono, il sistema fiscale italiano è nel complesso regressivo.

In un nostro recente studio (Guzzardi et al., 2024) mostriamo infatti che l’aliquota fiscale effettiva complessiva aumenta con il reddito solo per la classe media. Oltre una soglia di circa 82.600 euro, la progressività si interrompe: per i redditi più elevati, il peso delle imposte torna a diminuire. È dunque nella parte alta della distribuzione che emerge il carattere regressivo del sistema che avvantaggia le classi più abbienti.

Il quadro peggiora quando si utilizzano i “Distributional Wealth Accounts” della Banca centrale europea per ricostruire con maggiore precisione la composizione della ricchezza e dei suoi rendimenti.

Un nostro recente studio (Dalle Luche et al. 2026), pubblicato su “Review of Income and Wealth”, mostra che il 7% più ricco degli italiani paga, in media e in proporzione al proprio reddito, un’aliquota effettiva inferiore a quella del restante 93%.

Il fenomeno è ancora più marcato al vertice: per lo 0,1% più ricco, circa 50mila persone con redditi di almeno 523.000 euro, l’aliquota effettiva complessiva è del 32,6%, contro circa il 45% per un lavoratore dipendente della classe media.

L’analisi delle tipologie di redditi percepiti dai contribuenti permette di comprendere perché il sistema fiscale italiano è regressivo.

La nostra ricerca mostra, infatti, che tra i contribuenti più abbienti cresce il peso dei redditi da capitale (interessi, dividendi, plusvalenze e profitti societari non distribuiti). Inoltre, le nostre analisi mostrano che il patrimonio dei più ricchi è anche più redditizio: il rendimento implicito raggiunge il 5% per l’1% più abbiente, contro il 2,5% ottenuto dal 90% più povero. In altre parole, all’aumentare della ricchezza, non aumentano solo i redditi da capitale, ma anche i rendimenti finanziari.

Questo risultato mostra l’urgente necessità di riconsiderare la tassazione dei redditi da capitale. Nel sistema italiano, infatti, i redditi da lavoro dipendente sono soggetti alla progressività dell’Irpef, mentre i redditi da capitale sono tassate con aliquote proporzionali e spesso inferiori a quelle su lavoro e pensioni.

Il sistema tributario diventa così regressivo proprio dove i redditi da capitale acquistano maggiore peso e generano rendimenti superiori.

Questa dinamica rende più difficile contrastare la crescente concentrazione di redditi e ricchezza documentata in Guzzardi et al. (2024). Tra il 2008 e il 2015, la quota di reddito dell’1% più ricco è passata dal 9,9% all’11,8%; tra il 2010 e il 2025, secondo i dati di Banca d’Italia, quella di patrimonio detenuta dal 10% più ricco è salita dal 52,1% al 60,3%.

Si può aumentare la progressività del sistema tributario senza accrescere il carico fiscale sulla maggioranza degli italiani? Il nostro studio mostra che è possibile. Con un modello di tassazione ottimale, che considera le risposte comportamentali dei contribuenti, abbiamo analizzato diversi interventi per riequilibrare il prelievo fiscale sui redditi da lavoro e da capitale percepiti dal 7% dei contribuenti più abbienti.

In tutti gli scenari, troviamo che un prelievo fiscale più progressivo, con un’aliquota fiscale effettiva del 51% per il 7% più abbiente che cresce fino al 61% per lo 0,1% più ricco, ridurrebbe la disuguaglianza e aumenterebbe il gettito tributario, che crescerebbe tra il 5,46% e il 6,98%.

Dato che gli individui più ricchi possono ridurre più facilmente il reddito imponibile attraverso la pianificazione fiscale, il trasferimento e il rinvio dei guadagni, una riforma fiscale equivalente prevede la tassazione diretta della ricchezza, che è più difficile da manipolare, anche grazie ai progressi nello scambio automatico di informazioni.

Inoltre, poiché il patrimonio è fortemente concentrato tra i contribuenti più ricchi, un’imposta moderata di solidarietà sulle grandi fortune potrebbe intervenire proprio dove la regressività del sistema è più evidente.

Gli ordini di grandezza del possibile gettito mostrano la potenzialità dell’intervento. Un’imposta netta dell’1,3% sull’1% più ricco potrebbe generare circa 30 miliardi di euro all’anno, secondo le nostre stime aggiornate rispetto a quelle della proposta della Cgil.

Applicando la stessa aliquota solo allo 0,1% più ricco, circa 50mila persone con patrimoni netti di almeno 5,4 milioni di euro, il gettito sarebbe di circa 13,5 miliardi. Tale misura è proposta nel manifesto “Tax the Rich” di Oxfam, firmato da oltre 150 economiste ed economisti.

Limitando l’imposta solo ai 49 miliardari residenti in Italia nel 2022, si otterrebbe comunque un gettito di circa 2 miliardi di euro all’anno. Naturalmente, queste stime potrebbero essere affinate grazie all’accesso a microdati fiscali più dettagliati. In particolare, i microdati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, oggi non accessibili a ricercatori e ricercatrici, permetterebbero di migliorarle e aggiornarle.

Un’obiezione riguarda le possibili reazioni dei contribuenti: un’imposta sulla ricchezza potrebbe incentivare evasione, elusione o trasferimento di capitali e residenza all’estero. Le nostre stime tengono già conto di tali risposte comportamentali, sulla base di ipotesi in linea con le recenti ricerche economiche.

Inoltre, l’evidenza empirica su questo tema è rassicurante: anche in presenza di aumenti della tassazione patrimoniale, le fughe di capitali e i trasferimenti di residenza all’estero sono esigui e gli effetti su occupazione, investimenti e valore aggiunto risultano molto contenuti (Jakobsen et al. 2024). La mobilità dei contribuenti più ricchi emerge soprattutto all’interno dei singoli Paesi, quando esistono aliquote territoriali differenziate o imposte patrimoniali con numerose esenzioni. A livello nazionale, invece, gli spostamenti sono limitati e possono essere contrastati, almeno in parte, con strumenti come una exit tax.

Un prelievo di solidarietà sui grandi patrimoni, dunque, potrebbe rappresentare uno strumento concreto per eliminare la regressività del sistema fiscale italiano rispettando così la Costituzione. In un Paese in cui il lavoro è già sottoposto a una tassazione relativamente elevata, intervenire sulla ricchezza, fortemente concentrata nelle fasce più ricche, permetterebbe di riequilibrare il carico fiscale senza gravare sui redditi da lavoro.

Il gettito potrebbe essere destinato alla riduzione della pressione fiscale sulla classe media e i redditi più bassi, oppure a finanziare la spesa per sanità, istruzione e gli investimenti per affrontare l’emergenza climatica.

Il tema, del resto, non riguarda soltanto l’Italia. L’evidenza empirica mostra la regressività dei sistemi fiscali degli Stati Uniti, Francia e Paesi Bassi. E La tassazione delle grandi fortune come strumento per correggere queste storture è ormai al centro di un dibattito internazionale.

Nel 2024, nell’ambito della presidenza brasiliana del G20, l’economista Gabriel Zucman ha elaborato un rapporto sulla tassazione dei super-ricchi proponendo uno standard minimo globale del 2% annuo sulla ricchezza dei miliardari. Una proposta ispirata a questa idea è stata discussa dal parlamento francese, anche se non è stata finora introdotta.

In Spagna, il governo di Pedro Sánchez ha introdotto nel 2022 un’imposta di solidarietà sulle grandi fortune applicata ai patrimoni netti superiori a 3 milioni di euro.

In California, il prossimo novembre, gli elettori voteranno su un’imposta una tantum del 5% sulla ricchezza dei miliardari residenti nello Stato, che potrebbe raccogliere circa 100 miliardi di dollari per finanziare la sanità pubblica. In conclusione, di fronte alla rapida e inarrestabile concentrazione della ricchezza, la tassazione delle grandi fortune è tornata al centro del dibattito economico e politico.

Anche in Italia un’imposta di solidarietà sulle grandi fortune ripristinerebbe l’equità del sistema fiscale – allineandolo così alla Costituzione – con una riforma che porterebbe vantaggi inequivocabili al 99% della popolazione.

Guzzardi, Palagi e Roventini*
* gli autori sono Demetrio Guzzardi (Università della Calabria), Elisa Palagi (Scuola Superiore Sant’Anna), Andrea Roventini (Scuola Superiore Sant’Anna)

Fonte: https://24plus.ilsole24ore.com/art/il-sistema-fiscale-italiano-e-iniquo-un-imposta-solidarieta-grandi-fortune-riduce-disuguaglianze-e-aumenta-gettito-tributario-AJcHdBz