Caro Direttore,
scrivo come socio fondatore dell’Associazione per la riduzione del debito pubblico (Ardep) a proposito dell’editoriale di Ernesto Galli della Loggia sull’incapacità della politica di suscitare un ideale, una prospettiva, uno slancio collettivo al nostro Paese.
Saluto introduttivo in occasione del Convegno per il decennale della nascita dell’AIDU - Facoltà di Scienze Politiche, Università di Roma Tre, Roma, 26 settembre 2009
Le buone idee a volte escono dalle “buone pratiche”. E’ la versione moderna del “buon esempio”, che conta più di tanti sermoni. Il MIUR e l’ANSAS, cioè il Ministero dell’Istruzione e l’Agenzia tecnica di Firenze, hanno promosso un concorso anche per “stanare” le buone pratiche nella scuola, a proposito del nuovo insegnamento “Cittadinanza e Costituzione”.
E così ormai stiamo arrivando a quota 30mila: è la cifra in euro del debito pubblico medio pro-capite. Cioè, l’ammontare del debito pubblico italiano (l’ultimo dato è di 1.742 miliardi di euro) diviso per il numero dei cittadini residenti in Italia. Per una famiglia di 4 persone (come la mia) si tratta di 120mila euro.
Cominciamo dal principio, cioè dalla Costituzione (altrimenti da che cosa?). Leggiamo l'articolo 53: "Tutti concorrono alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività". Ma che cos'è la "capacità contributiva?".
Credo che lo studio del passato e la speranza di contribuire ad un futuro migliore per tutti ci impongano di essere concreti ed ottimisti nel presente.
Credo nell'Italia che ha la miglior sanità del mondo, frutto di una cultura del sociale che non ha eguali all'estero.
“Le leggi sono fatte per l’Uomo, ma non basta all’Uomo rispettare le leggi per comportarsi da Uomo”
Non condivido le opinioni espresse in due interventi (Corriere 8 e 9 luglio), che sostengono queste due tesi: se sparisse l’evasione fiscale, gran parte delle imprese chiuderebbero perché fuori mercato, e, per di più, se le entrate fiscali aumentassero, lo stato spenderebbe di più e saremmo punto e a capo.
L’avventura dell’Ardep nacque nei primi Anni Novanta dallo slancio generoso e dalla lungimiranza del “volontario fiscale” Luciano Corradini, che da illuminato pedagogista avviò un vero e proprio “programma educativo” sul debito pubblico e i conti dello Stato, nel momento forse più nero della nostra storia economica recente:
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