Di fronte alle analisi che il presidente Usa Trump ha fatto sulla crisi dell’Europa, senza lesinarle insulti e previsioni della sua scomparsa nei prossimi decenni, mi sono tornati in mente due libri di Tommaso Padoa Schioppa, ministro, banchiere e uomo politico italiano ed europeo, intitolati «Europa forza gentile» (2001) е «Europa una pazienza attiva» (2006). Nel primo, aveva sostenuto convintamente questa tesi: «Oggi possiamo dire che il vero evento rivoluzionario del nuovo secolo è stato la creazione di poteri sovranazionali in quella parte del mondo dove lo Stato nazionale era nato. È stata una rivoluzione lenta, intrisa di carte e di procedure, ma rivoluzione, perché capace di informare durevolmente la configurazione del potere e di imprimere una svolta al corso della storia».
I sogni di Mazzini e di Spinelli non erano rimasti nel cassetto. Lo stesso Churchill, in un discorso tenuto a Zurigo nel 1946 aveva detto: «C’è un rimedio alla tragedia dell’Europa. Dobbiamo creare una sorta di Stati Uniti d’Europa. Bisogna avere il senso di un patriottismo allargato e di una cittadinanza comune… Se l’Europa può salvarsi dalla sua miseria infinita, anzi dalla rovina, è con un atto di fede nella Famiglia Europea e un atto di oblio per tutti i crimini e le follie del passato».
Il 9 maggio 1950 è nata a Parigi, nella Sala dell’Orologio, col discorso del ministro degli esteri francese Schuman (1886-1963), concordato col cancelliere tedesco Adenauer (1886-1963) e col presidente del consiglio italiano De Gasperi (1881-1954), l’Europa comunitaria.
Un passaggio centrale di questo discorso programmatico prevedeva la gradualità di questo difficile percorso, iniziato con la costituzione, nel 1951, della Ceca, che metteva insieme paesi disponibili a gestire in comune il carbone e l’acciaio, alimento primo delle guerre. L’idea guida era quella di «un’Europa riconciliata, unita e forte, liberata dall’odio e dalla paura, che impara nuovamente, dopo lunghe lacerazioni, la fraternità cristiana».
Nei 75 anni che sono passati dal nucleo iniziale dei paesi fondatori fino agli attuali 27 Stati che costituiscono quella che si è chiamata Unione europea, non sono mancati protagonisti ed eventi importanti, che hanno consentito di considerare l’Ue, in virtù delle sue potenzialità culturali e spirituali, ma anche dei principi e dei diritti civili e sociali che è riuscita a garantire ai suoi cittadini, uno «spazio privilegiato della speranza umana».
Cosa che non succede in molte parti del Pianeta. La situazione geopolitica attuale e la debolezza operativa dell’Ue suscita però allarme per i destini del mondo.
Un appello urgente della società civile europea ai leader europei e alla leadership Ue, intitolato Dichiarazione di indipendenza, uscito da Bruxelles il 12 dicembre scorso, firmato dal Guy Verhofstadt presidente del Movimento europeo Internazionale e condivisa dal Presidente dell’Uef, Domènec Ruiz Devesa, in risposta ai recenti attacchi rivolti all’Unione europea nell’ambito della United States National Security Strategy, afferma: «Se non avremo il coraggio di affrontare questa sfida uniti, rischieremo di soccombere divisi, costretti ad accettare che il destino del mondo sia deciso sotto l’autorità politica di D. Trump, in ambiguo partenariato con Vladimir Putin e Xi Jinping.
A tal fine l’Europa deve superare i veti nazionali in materia di politica estera, di difesa e di finanze comuni, che impediscono all’Ue di agire rapidamente quando è più necessario. Insieme ci mobiliteremo a livello locale, nazionale ed europeo, a sostegno di questi obiettivi, per costruire con urgenza un’Unione europea più sovrana, più democratica ed efficace».
Fonte: Giornale di Brescia