Regime forfettario e flat tax: iniquità fiscale che viola la Costituzione

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate, sono circa due milioni i titolari di partita IVA che oggi applicano il cosiddetto “Regime forfettario”. Si tratta di una platea che è progressivamente cresciuta nel tempo, alla luce dell’estrema convenienza fiscale di tale regime rispetto alla tassazione ordinaria, imperniata sull’applicazione delle aliquote Irpef progressive al crescere del reddito del contribuente.

Infatti, nel regime forfettario l’aliquota dell’imposta “sostitutiva” applicabile al reddito imponibile del contribuente è pari al 15% (ulteriormente ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività), senza applicazione delle addizionali regionale e comunale, mentre le aliquote Irpef progressive applicate ordinariamente al reddito sono le seguenti: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro, più le addizionali regionale e comunale. È dunque di tutta evidenza la convenienza applicativa del regime forfettario.

Scendendo più nel dettaglio, va detto che al regime forfettario possono accedere soltanto le persone fisiche che esercitano attività di lavoro autonomo o di impresa (non dunque le società o le associazioni tra professionisti), che nell’anno solare precedente non abbiano incassato compensi o ricavi superiori a 85.000 euro e non abbiano sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori superiori a 20.000 euro.

In presenza di questi requisiti (salvo alcune altre cause di esclusione), il contribuente titolare di partita IVA può, optando per il regime forfettario, determinare il proprio reddito imponibile applicando all’ammontare dei compensi o ricavi percepiti un coefficiente di redditività previsto per l’attività esercitata.

L’incentivo al “piccolo” lavoratori autonomo 

Si tratta dunque di un regime che può essere applicato soltanto dal contribuente individuale e che trova la sua ratio proprio nella volontà di incentivare il “piccolo” lavoratore autonomo a mettersi in proprio ed a conservare negli anni la propria attività anche grazie a questo forte incentivo statale.

Facendo un esempio concreto, per un odontoiatra che incassi 80.000 euro nel corso dell’anno, il reddito imponibile viene determinato applicando un coefficiente di redditività del 78% a tale importo, ottenendo un reddito imponibile di 62.400 euro, al quale applicare l’imposta sostitutiva del 15%, pari ad euro 9.360.

In termini percentuali, il prelievo fiscale rappresenta in questo caso l’11,7% dei compensi incassati dall’odontoiatra, risultano sostanzialmente pari alla metà dell’aliquota prevista per il primo scaglione dell’Irpef ordinaria, pari al 23%.

A questo punto, si ritengono necessarie alcune considerazioni. La prima è che il regime forfettario, così come anche le altre diffusissime forme di “Flat tax” quali la cedolare secca sugli affitti o l’imposta sostitutiva sui redditi di capitale, violano palesemente l’art.53 della Costituzione, che recita: “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. 

La seconda è che il regime forfettario, non essendo applicabile a soggetti collettivi quali le società o le associazioni tra professionisti, ha favorito negli anni una disgregazione di tali forme societarie/associative, in aperta controtendenza con quanto richiesto dal mercato e dal sistema economico. 

La terza, ancor più evidente, è che il regime forfettario penalizza fortemente coloro che non lo possono applicare, ad esempio i lavoratori autonomi associati oppure i lavoratori autonomi che sviluppano fatturati superiori agli 85.000 euro, nonché i lavoratori dipendenti ed i pensionati, che sono tutti assoggettati alle aliquote Irpef ordinarie, oltre alle addizionali.

L’ultima considerazione assume anche una valenza politica: chi oggi tocchi il regime forfettario o il sistema delle “Flat tax” quali la cedolare secca o l’imposta sostitutiva sui redditi di capitale dovrebbe mettere in conto di potersi trovare contro alcuni milioni di contribuenti.

Ci si permette allora di proporre una via d’uscita: essere cittadini italiani significa credere nella nostra Costituzione Repubblicana; credere nella Costituzione significa applicarne i princìpi fondanti; un sistema fiscale uniforme per tutti i contribuenti italiani rappresenterebbe un elemento essenziale per una convivenza civica senza privilegi per nessuno. Non pare una strada così difficile da intraprendere, ma è necessario motivare bene, anche da un punto di vista tecnico e con il dovuto coraggio, le scelte da intraprendere.

Fonte: https://www.laportadivetro.com/post/regime-forfettario-e-flat-tax-iniquit%C3%A0-fiscale-che-viola-la-costituzione