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Se i politici conoscessero la matematica

Tempo di esami per gli studenti, con lo scopo di accertare le competenze acquisite. Un pensiero laterale prende forma: per i politici esiste una verifica delle competenze e delle conoscenze? Certo, c’è il voto, ma questo evento nulla garantisce sulle capacità reali di un candidato a ricoprire la carica elettiva. Scrivere le leggi non è un mestiere banale e semplice. Siamo sicuri che chi rappresenta il popolo sovrano sia all’altezza della situazione? Il dubbio sorge spontaneo.

Per esempio, sappiamo che la matematica non è un’opinione. Ma allora perché alcuni politici possono “sparare” numeri a caso, senza alcun nesso con la realtà? E perché quando i numeri sono palesemente falsi, ci sono politici che possono continuare a ripeterli impunemente? Queste domande insorgono prepotenti quasi ogni giorno soprattutto guardando la TV.  

Certo, non c’è nulla di nuovo sotto il sole, non è un fenomeno nuovo. Per esempio, resta memorabile Mariastella Gelmini, di Forza Italia, che il 24 settembre 2013 attribuì la responsabilità dell’aumento dell’IVA dal 20% al 21% al governo Monti, mentre in realtà si trattò di una decisione del governo Berlusconi, nel quale Mariastella Gelmini era ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Le date non danno spazio a dubbi: l’IVA aumentò il 17 settembre 2011 e il governo Monti si insediò il 16 novembre 2011, cioè due mesi dopo.

Negli ultimi giorni l’esempio più eclatante è forse quello costituito da due esponenti governativi della Lega, il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il sottosegretario allo Sviluppo economico Dario Galli, in relazione a quanto l’Italia versa nelle casse europee.

Il 20 giugno 2019 Matteo Salvini nella trasmissione Porta a Porta afferma: “Siamo il secondo paese per contributi in Europa.  Sicuramente l’Italia paga 6 miliardi in più di quello che le ritorna indietro”. Sul sito della Commissione Europea si può facilmente verificare che l’Italia è in realtà il quarto (e non il secondo) paese con un contributo netto di 2,3 miliardi di euro, dopo la Germania (12,9 miliardi), la Francia (8,2 miliardi) e la Gran Bretagna (5,6 miliardi). Seguono: Olanda (2,1 miliardi), Svezia (1,6 miliardi) e Belgio (1,2 miliardi).

Quattro giorni dopo, il 24 giugno 2019, al TG3 delle ore 19, Dario Galli, che sui numeri dovrebbe essere preparato dato che si occupa dello sviluppo economico, ribadisce l’errore: “L’Italia è contribuente netto per 6 miliardi”. E aggiunge: “Questo basterebbe a mettere a posto deficit e debito”. È il caso di ricordare che nel 2018 l’Italia ha chiuso con un debito di 2.317 miliardi e con deficit di 53 miliardi (fonte Banca d’Italia). Domanda (per gli studenti della scuola primaria): con 6 miliardi l’anno (che in realtà sarebbero 2,3 miliardi), com’è possibile “mettere a posto” deficit e debito italiani?

Per evitare il ripetersi di queste rappresentazioni tragicomiche, non sarebbe il caso di istituire un serio esame per accertare almeno le competenze matematiche dei candidati al parlamento e soprattutto di chi ricopre cariche governative?

La memoria corta di Matteo Salvini

“Debito pubblico, è record: a gennaio è cresciuto di 31 miliardi di euro, siamo ormai arrivati a 2.166 miliardi di euro. Chi pagherà? Purtroppo pagheranno i nostri figli...”. Queste parole non sono - come si potrebbe pensare - di Luciano Corradini, fondatore dell’ Associazione per la riduzione del debito pubblico (ARDeP). Sono invece affermazioni di Matteo Salvini del 13 marzo 2015: si possono leggere ancora oggi nella pagina Facebook del leader della Lega.

Senza andare così lontani nel tempo, si può anche rileggere una dichiarazione del leader leghista del 29 settembre 2018: “dopo anni di manovre economiche imposte dall’Europa che hanno fatto esplodere il debito pubblico (giunto ai suoi massimi storici) finalmente si cambia rotta”. Ma il 13 maggio 2019 nella trasmissione “Porta a Porta” il ministro degli Interni ha dichiarato che “sforare il 3% (del rapporto deficit/Pil) non solo si può, si deve”. 

Il 20 giugno 2019 in un'intervista al Corriere, Matteo Salvini ha parlato di “un taglio delle tasse di almeno 10 miliardi, anzi facciamo 15”, altrimenti “me ne vado”. Anche in questo caso il leader della Lega si smentisce da solo. Il 16 gennaio 2018 in Facebook ha scritto: <<L’Italia ha il terzo debito pubblico del mondo, non può permettersi una riforma fiscale>>. Efficace analisi di Armando Siri che sottoscrivo!”.

Alle obiezioni di chi ha fatto presente che non c’è la copertura finanziaria per effettuare questi tagli e di conseguenza si aumenterebbe il debito pubblico, il leader della Lega ha recentemente replicato in modo paradossale: “Il futuro, dei nostri figli e dell'Italia, viene prima dei vincoli decisi chissà dove". Tralasciando che quei vincoli sono stati decisi nel 1992 a Maastricht anche dall’Italia, a quanto pare oggi il futuro dei nostri figli non è più minacciato dal debito (come nel 2015), ma da chi vuole limitarlo. Siamo di fronte ad un vero cambio di rotta.

Il cavallo di battaglia di Matteo Salvini per effettuare il taglio delle tasse, com’è noto, è la flat tax. In Italia sembra che la tassa piatta sia una formula rivoluzionaria, la panacea di tutti i mali tributari. Si tralascia però di ricordare che molti dei Paesi che hanno introdotto la flat tax sono stati poi costretti ad una retromarcia. La Serbia l’ha abolita nel 2010, la Repubblica Ceca e la Slovacchia nel 2013, l’Albania nel 2014 e la Lettonia nel 2018. Tutti questi Stati sono passati a scaglioni con diverse aliquote fiscali, perché con la flat tax le entrate tributarie erano diventate insufficienti a finanziare la spesa pubblica: scuole, ospedali, strade, pensioni, ecc.

L’attuale ministro degli Interni ha sostenuto più volte che la tassa piatta porterebbe anche ad una diminuzione dell’evasione fiscale. Ma nell’ultimo “Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica”, pubblicato il 29 maggio 2019, la Corte dei Conti ha scritto: “non può essere ignorato come l’estensione del regime forfetario fino a 65.000 euro di ricavi e compensi introdotto dal gennaio del 2019, oltre agli altri effetti negativi che anche la Corte ha nel recente passato sottolineato, rechi un vulnus al sistema di contrasto dell’evasione incentrato sulla fatturazione elettronica per almeno tre ordini di ragioni. Anzitutto, per effetto dell’esonero dalla fatturazione elettronica attiva dei soggetti in regime forfetario si è determinata una vasta zona d’ombra nel sistema appena avviato, data la numerosità dei contribuenti interessati, basti pensare che, secondo i datti diffusi dal MEF, il 53 per cento delle nuove partite IVA sceglie il regime forfetario e che il numero di soggetti ricompresi in tale regime ha ormai raggiunto quasi i due milioni e si avvia a costituire la parte maggioritaria di coloro che svolgono attività indipendenti in forma individuale. In secondo luogo, perché l’obiettivo di collocarsi e permanere entro il limite stabilito per il regime forfetario potrebbe determinare un ulteriore incentivo al nero o, comunque, indurre a un rinvio del momento di contabilizzazione di ricavi e compensi. In terzo luogo, perché per il soggetto rientrante in tale regime verrebbe meno l’interesse a documentare le componenti passive del reddito, beneficiando egli di un abbattimento forfetario che prescinde dall’effettività dell’onere sostenuto”. 

Di fronte alla mancanza di memoria, alle clamorose capovolte e ai proclami infondati torna con insistenza alla mente una frase di Robert L. Stevenson: “La politica è forse l’unica professione per la quale non si ritiene necessaria alcuna preparazione”…

 

Appunti per una riscossa civica. Un contributo a capire e a costruire il futuro

Ci salveremo. Questo è il titolo di un libro di Ferruccio De Bortoli, uscito pochi giorni prima di domenica 26 maggio, giorno in cui abbiamo votato per il rinnovo del Parlamento Europeo. Alcuni commentatori hanno detto che occorrerebbe mettere un punto interrogativo a questo titolo, che pare troppo ottimistico. Certo, il prestigioso giornalista non è un cultore della famosa “Legge di Murphy”, che suona così: “Se qualcosa può andar male, lo farà”.

Io mi sono chiesto però, prima di schierarmi fra gli ottimisti e i pessimisti, qual è il soggetto di questo verbo. Noi chi? Noi italiani, noi europei, noi occidentali, noi bianchi, noi cristiani, noi esseri umani, noi esseri viventi sul Pianeta? Si potrebbe continuare, selezionando coloro che ci interessano più da vicino.

Il pronome noi è il plurale di io, ed è la parola più esclusiva, ma anche la più inclusiva che ci sia nel nostro vocabolario. E’ un pronome personale, maschile e femminile, che si estende da me a tutti/e coloro che io prendo in considerazione col pensiero, con l’affettività, in relazione all’orizzonte che scelgo parlando e scrivendo. Nelle prime pagine del libro di De Bortoli troviamo questa dedica: “Ai tanti che ogni giorno fanno qualcosa per gli altri. Il loro esempio è il nostro futuro”. La prima cerchia del noi è qui identificata non da un numero, ma da un indeterminato tanti, tutti coloro che ci indicano la strada per rendere possibile un futuro comune. Il “nostro” futuro dipende dalla capacità di trarre ispirazione da coloro che sanno fare qualcosa per gli altri. Questa seconda cerchia del noi si estende tanto quanto si estendono la nostra cultura, la nostra sensibilità, la nostra responsabilità e la nostra capacità d’iniziativa e di servizio, sull’esempio di coloro che già “fanno”.

Fare per gli altri è una condizione per salvare anche noi, dato che siamo in qualche modo interdipendenti, legati a un comune destino. Gli altri sono qui intesi non come estranei da cui difenderci o di cui servirci, ma come soggetti per i quali impegnarci, convincendoli a nostra volta, col nostro esempio, a partecipare alla comune salvezza. Al perentorio titolo Ci salveremo, si aggiunge così, nel risvolto di copertina, un punto interrogativo, che fa del futuro un condizionale, cioè una possibilità che dipende in gran parte da noi, cittadini italiani, titolari di diritti e doveri costituzionali. Lo chiarisce il sottotitolo, Appunti per una riscossa civica. Dedica un capitolo anche all’educazione civica, ritenendo che anche attraverso la scuola si debba “ri-scuotere” chi non si sente abbastanza scosso e chiamato in causa dagli eventi drammatici e inquietanti del passato e del presente, e dagli esempi e dalle opportunità di cui disponiamo. Tra quelli che “fanno”, segnala in particolare i volontari. Lui stesso, il Ferruccio nazionale, è presidente del VIDAS, associazione che assiste i malati terminali.

Concludo anch’io con la citazione di una “bella notizia” data dal Corriere della Sera il 29.1.1994: “La Giuria del Corriere segnala un’associazione per ridurre il debito pubblico. Mobilitiamoci tutti contro la bancarotta dello Stato”. Si trattava dell’ARDeP, che non è sfumata come un sogno d’estate, ma che la settimana scorsa ha rinnovato la quinta volta la sua presidenza, il suo sito (www.ardep.it), il programma di ricerca e di formazione, dopo 25 anni d’impegno. Il debito ha continuato a crescere, come l’inquinamento. Non è una buona ragione per minimizzarne il pericolo o per lasciar perdere, ricorrendo a palliativi. Occorre intensificarne la conoscenza, le dinamiche, le strade per ridurre il crescente pericolo e per “sortirne insieme”, nonni e nipoti, cittadini di questa sonnacchiosa Europa, che ha osato definirsi “sede privilegiata della speranza umana”.

Giugno 2019
Luciano Corradini

Il discorso intero del Pontefice sulla figura di don Lorenzo Milani

Cari fratelli e sorelle,

sono venuto a Barbiana per rendere omaggio alla memoria di un sacerdote che ha testimoniato come nel dono di sé a Cristo si incontrano i fratelli nelle loro necessità e li si serve, perché sia difesa e promossa la loro dignità di persone, con la stessa donazione di sé che Gesù ci ha mostrato, fino alla croce.

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La “mancetta” di Matteo Renzi

di Rocco Artifoni

Con il nuovo anno scolastico a tutti i diciottenni è arrivata la “mancetta” di Matteo Renzi: un bonus di 500 euro per acquistare, tramite la “18app” da scaricare sullo smartphone, beni e servizi collegati alla cultura, come libri, ingressi ai musei, biglietti per cinema, teatri e concerti.

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Propaganda e debito pubblico

Ci sono argomenti che non dovrebbero prestarsi alla propaganda. Uno di questi è sicuramente il debito pubblico, dato che si tratta di numeri e non di opinioni.

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Nessuno ci batte per … ignoranza

Primi. In una gara tra 14 paesi molto “sviluppati” siamo arrivati primi. Abbiamo battuto nell’ordine: gli USA, la Corea del Sud, la Polonia, l’Ungheria, la Francia, il Canada, il Belgio, l’Australia, la Gran Bretagna, la Spagna, il Giappone, la Germania e la Svezia. Ma in che cosa consisteva la sfida? Semplice: stabilire qual è la popolazione più ignorante! Nel senso tecnico del termine: chi è più distante dal dato reale, cioè chi ignora maggiormente come stanno davvero le cose. E - purtroppo - noi italiani vinciamo con ampio margine.

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Le rendite di posizione e il sacchieggio dello Stato

SaccheggioRoma-Leutemann-anteprima-600x443-888192Il Sole 24 Ore - 26 marzo 2014 di  Fabrizio Forquet

Non è dato sapere quante ore abbiano dedicato all'insegnamento, ma di certo saranno state molto dense di informazioni per gli studenti. Tanto dense da meritare stipendi fino a 300mila euro all'anno. A tanto ammontano, infatti, le retribuzioni garantite dalla Scuola di formazione del Mef e dalla Scuola superiore della Pa a dirigenti ministeriali di lungo corso, come - per citarne alcuni - Francesco Tomasone, Vincenzo Fortunato, Giuseppe Nerio Carugno, Marco Pinto. Tutti alti burocrati dalle tante relazioni e dagli infiniti incarichi.

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Lotta alla corruzione: relazione della Commissione Europea

corruzione-EuropaSintesi a cura di Pasquale  Moliterni

Il fenomeno dimostra di essere percepito anche dalla popolazione. Nel sondaggio Eurobarometro allegato alla relazione risulta che per più dei tre quarti dei cittadini europei (76%) e ben il 97% degli italiani, la corruzione è un fenomeno nazionale dilagante (in Grecia il 99%).

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Decalogo costituzionale contro il gioco d’azzardo

Giocare d’azzardo non fa bene, anzi, nuoce. Reca danno alle persone, alle famiglie e alle comunità. Riguardando il nostro patto di cittadinanza, che è la Carta Costituzionale, troviamo le ragioni che mostrano quanto il gioco d’azzardo non sia soltanto una malattia o una dipendenza a livello  individuale, ma anche e soprattutto una ferita sociale e collettiva. Vediamo perché, analizzando una decina di articoli della Costituzione.

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Repubblica inetta, nazione corrotta


Estratto a cura di Pasquale Moliterni dall’articolo di Massimo Cacciari su L’Espresso del 30.1.2014, pag. 11, in cui il filosofo italiano si chiede come mai, nonostante i  propositi e  gli impegni assunti all’indomani di Tangentopoli, la corruzione dilaghi ancora in Italia.

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I limiti dell-economia secondo Papa Francesco

(Estratto da “Evangelii Gaudium”, a cura di Pasquale Moliterni)

Tra i  compiti della nostra associazione vi è anche quello di innalzare il livello di informazione e formazione sulle problematiche economiche intrecciate con il debito pubblico.

A tal proposito può essere importante riflettere sulla prima parte del secondo capitolo dell’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, pubblicata il 26 novembre 2013, in cui Papa Francesco  critica le ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e di un’economia dell’esclusione e della inequità che uccide e che riduce l’uomo solo al bisogno del consumo.

Oggi, vi si legge,  tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole.  Grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie d’uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che addirittura viene promossa,  con l’esclusione resta colpita nella sua stessa radice l’appartenenza alla società in cui si vive.  

In questo contesto, alcuni difendono ancora le teorie  della “ricaduta favorevole”, in cui si sostiene che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante.

Per poter  esprimere uno stile di vita che esclude gli altri, o per potersi entusiasmare con questo stile egoistico, si è sviluppata una globalizzazione dell’indifferenza. Una delle cause di questa situazione -continua il Papa-  si trova nella relazione che abbiamo stabilito con il denaro, poiché ne accettiamo pacificamente il predominio su di noi e sulle nostre società.  La crisi finanziaria che attraversiamo ci fa dimenticare che alla sua origine vi è una profonda crisi antropologica: la negazione del primato dell’essere umano!

  1. feticismo del denaro e la dittatura di un’economia senza volto e senza uno scopo veramente umano costituiscono oggi i nuovi idoli. La crisi mondiale che investe la finanza e l’economia  è frutto di uno snaturamento antropologico che riduce l’essere umano  ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo.

Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice. Tale squilibrio procede da ideologie  che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria.   Perciò negano il diritto di controllo degli Stati, incaricati di vigilare per la tutela del bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone le sue leggi e le sue regole. Inoltre, il debito e i suoi interessi allontanano i Paesi dalle possibilità praticabili della loro economia e i cittadini dal loro reale potere d’acquisto. A tutto ciò si aggiungano una corruzione ramificata e un’evasione fiscale egoista, che hanno assunto dimensioni mondiali. La brama del potere e dell’avere non conosce limiti. In questo sistema, che tende a fagocitare tutto pur di accrescere i benefici, qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta.

Dietro questo atteggiamento si nasconde il rifiuto dell’etica. All’etica si guarda di solito con un disprezzo beffardo. La si considera controproducente, troppo umana, perché relativizza il denaro e il potere. La si avverte come una minaccia, poiché condanna la degradazione della persona.  L’etica – un’etica non ideologizzata - consente di creare un equilibrio e un ordine sociale più umano.

Serve una riforma finanziaria che non ignori l’etica, ma ciò richiede un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici, che  esorto - continua Papa Francesco- ad affrontare questa sfida con determinazione, senza ignorare le specificità di ogni contesto. Il denaro deve servire e non governare! Il Papa ama tutti, ricchi e poveri, ma ha l’obbligo di ricordare che i ricchi devono aiutare i poveri, rispettarli e promuoverli. Vi esorto a un ritorno dell’economia e della finanza ad un’etica in favore dell’essere umano.

I meccanismi dell’economia attuale promuovono un’esasperazione del consumo, ma risulta che il consumo sfrenato, unito all’inequità, danneggia doppiamente il tessuto sociale. In tal modo la disparità sociale genera prima o poi violenza.  Non è sufficiente un’educazione che tranquillizzi gli esclusi e li trasformi in esseri inoffensivi. Questo diventa ancora più irritante se gli esclusi vedono crescere questo cancro sociale che è la corruzione profondamente radicata in molti Paesi – nei governi, nell’imprenditoria, nelle istituzioni- qualunque sia l’ideologia politica dei governanti.

L’inequità genera violenza. Fino a quando non si eliminano l’esclusione e l’iniquità nella società e tra i diversi popoli, sarà impossibile sradicare la violenza. Senza uguaglianza di opportunità, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile. Quando la società - locale, nazionale o mondiale - abbandona nella periferia una parte di sé, non vi saranno programmi politici, né forze dell’ordine o di intelligence che possano assicurare illimitatamente la tranquillità. Come il bene tende a comunicarsi, così il male a cui si acconsente, cioè l’ingiustizia, tende ad espandere la sua forza nociva e a scardinare silenziosamente le basi di qualsiasi sistema politico e sociale. E’ per questo – esorta il Papa- che dobbiamo cercare di costruire il bene comune.

In breve possiamo dire che le Esortazioni di Papa Francesco  impegnano ciascuna persona, ciascun cittadino  a mettere in campo una concezione etico-antropologica dell’economia, che sia orientata effettivamente alla costruzione del bene comune più che alla salvaguardia di interessi particolari.  

Appello: 'la via maestra'

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Riportiamo l'appello comparso sul sito http://www.costituzioneviamaestra.it.

1. Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato, invitiamo i cittadini a non farsi distrarre. Li invitiamo a interrogarsi sui grandi problemi della nostra società e a riscoprire la politica e la sua bussola: la Costituzione.

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Debito, disuguaglianza e ricchezza degli italiani

DebitoPubblicoItaliaIl debito pubblico italiano - secondo i dati forniti da Bankitalia - a fine giugno 2013 ha raggiunto il record assoluto di 2.075 miliardi di euro, cioè oltre il 130% del Prodotto Interno Lordo (1.566 miliardi di euro nel 2012).

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Politici validi cercansi con la lanterna

Lo stato migliore non è quello dove sono le leggi migliori, ma quello dove sono gli uomini migliori.
(A. Genovesi, 1765)

Non ne posso più. Sono stanco di sentire ogni giorno persone che se la prendono con la classe politica.

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Lost generation? In Europa si aggirano due spettri: povertà e disoccupazione, soprattutto per i giovani

Almeno due “spettri” si aggirano sempre più spesso per l’Europa: si chiamano povertà e disoccupazione, soprattutto per i giovani. Nella Conferenza di politica dell’occupazione, che si è tenuta il 6 e il 7 settembre a Bruxelles, sono state stimate in 116 milioni le persone a rischio povertà nei Paesi dell’Unione Europea. E ci sono quasi 8 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni che non stanno studiando e che non hanno un impiego. I Paesi con le percentuali più alte di disoccupazione giovanile nell’area Euro sono Grecia, Spagna e Italia. Questi i dati che descrivono il presente.

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La finanza che produce povertà. Borsa, derivati e crisi, l'economia in balia dell'azzardo

 

Le Borse sono nate con una finalità positiva: dare a tutti la possibilità di partecipare alla proprietà delle imprese. In Italia è scritto anche nella Costituzione, che “favorisce l’accesso all’investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese” (art. 47). In realtà oggi è sempre più evidente che le Borse e varie forme di investimento sono diventate un’altra forma del gioco d’azzardo, spesso con un trucco evidente e – peggio – consentito dalle leggi vigenti. Anzitutto la quotazione di un’azione dovrebbe essere in relazione con il valore di una società. Sappiamo invece che il prezzo dipende prevalentemente dal mercato della domanda/offerta. 

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ETICA E LEGALITA’

“Le leggi sono fatte per l’Uomo, ma non basta all’Uomo rispettare le leggi per comportarsi da Uomo”

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